429 bis e fatturazioni due esposti in Procura
Li ha presentati la Provincia dopo mancati pagamenti delle aziende in subappalto In più l’impresa Ics ha chiesto altri 100 milioni per chiudere l’appalto
EMPOLI. Sulla 429 bis piovono altre grane. Grane grosse come due esposti alla procura della Repubblica da parte della Provincia dopo l’indagine già partita della procura della Corte dei conti. E una richiesta di 105 milioni da parte della Ics, l’azienda che ha fatto i lavori tra Empoli e Castelfiorentino, per l’accordo bonario che deve essere formalizzato prima di riappaltare le opere ad altre imprese. Insomma a fianco del lavoro del commissario regionale Alessandro Nunziati, si mettono di fronte questioni articolate e di una consistenza economica preoccupante perché con questi ulteriori 105 milioni, la somma dei lavori per la variante alla 429 schizzerebbe a 200 milioni (escludendo i soldi che devono essere spesi poi alla fine per il completamento). In più sale la preoccupazione rispetto ai tempi dell’apertura di questa opera. Perchè una volta che i lavori saranno completati nel 2017 dovrà essere fatto un nuovo appalto per il completamento dell’opera (asfalto, illuminazione e guard rail). Il cantiere, 17 chilometri tra Empoli e Castelfiorentino, è stato aperto nel 2007. E da otto mesi è commissariato perché il collegio di vigilanza (composto dai Comuni della zona, Province di Firenze e Siena, Regione) ha rescisso il contratto con la Ics.
Gli elementi descritti all’inizio sono emersi nell’ambito delle audizioni in Regione (settimana commissione) per l’inchiesta conoscitiva chiesta sulla 429 bis. Nei giorni scorsi sono stati ascoltati gli ultimi due Rup (Responsabile unico per il procedimento) incaricati dalla Provincia, gli ingegneri Maria Teresa Carosella e Carlo Ferrante.
In particolare quest’ultimo, prima del commissariamento dell’estate 2014, ha riepilogato con toni polemici i passaggi in cui sono state bocciate le sue perizie e in particolare la quarta che era propedeutica all’apertura di una parte del tratto, il cosiddetto lotto sei, quello più vicino a Empoli . Ha criticato anche le modalità con cui è stato effettuato il commissariamento.
Poi ha spiegato che dopo il recesso, come prescrive la legge, deve essere stabilito un accordo bonario con l’azienda che ha eseguito i lavori. E che la Ics «ha chiesto 105 milioni». Una richiesta folle secondo il Rup. E che comunque ancora non è quella definitiva.
In più Ferrante ha spiegato che sono stati inviati due esposti alla procura della Repubblica. In un caso dopo che la Provincia ha ricevuto «la segnalazione da parte di un subappaltatore che affermava di non esser stato pagato dalla impresa - ha spiegato Ferrante - in particolare in un caso contestava il fatto di non aver ricevuto i soldi di una fattura che per noi invece era stata quietanzata». Da qui la segnalazione alla procura di una presunta falsificazione.
L’altro caso riguarda sempre un problema emerso sulla fatturazione. Come aveva spiegato anche l’ex assessore provinciale Tiziano Lepri, un’azienda fornitrice del materiale inerte ha fatto causa all’ente perché, «non era stata pagata dalla stazione appaltante. Dalle fatture che sono state prodotte è emerso che gli inerti sono stati pagati dalla Ics grossomodo la cifra prevista dal capitolato (5 euro e 19) a fronte di 14,58 euro riconosciuto con un accordo bonario raggiunto con l’ente». Questo dopo che l’impresa aveva chiesto più soldi lamentando il fatto che per il materiale inerte doveva pagare prezzi molto più alti rispetto a quanto stabilito. Da qui, a dicembre scorso la Provincia si è opposta al decreto ingiuntivo e ha chiesto l’annullamento della transazione ( che era stata fatta più di due anni fa e con cui erano stati riconosciuti 17 milioni in più all’azienda) e di ripristinare il contenzioso sulle riserve con la Ics. E, sempre da parte della Provincia, per questo caso è partita la segnalazione alla procura. Nell’audizione sulla 429 bis i Rup Carosella e Ferrante hanno parlato anche di «errori progettuali da parte dei progettisti», la Technital.
E infine è emerso anche il problema di chi dovrà gestire quest’opera in un momento in cui la Provincia è in dismissione. Secondo il consigliere regionale Nicola Nascosti di Forza Italia «non deve essere la Città metropolitana ma la Regione perché altrimenti si rischierebbe nuovi blocchi per il patto di stabilità».
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