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Duecento firme e un evento per salvare il rifugio antiaereo
Cunicoli inaccessibili, una frana cancella l’affresco che si trovava all’ingresso Arci e Anpi organizzano una serata nell’ambito della Notte Rossa per il rilancio
EMPOLI. Mobilitarsi per la memoria del proprio luogo. E’ questo che sta succedendo nella frazione di Monterappoli. Una raccolta firme e poi una serata, organizzata dal circolo Arci in collaborazione con l’Anpi, tutta incentrata sulla valorizzazione di un pezzo di storia da risollevare dalle ceneri dell’incuria. Si tratta del rifugio antiaereo, antistante la Casa del popolo, l’unico rimasto sul territorio. Un pezzo di storia, appunto. Un pezzo di memoria che sembra essere stato sepolto non solo e non tanto dai quintali di terra e sassi venuti giù nella frana di circa due anni fa, ma soprattutto dall’abbandono e dall’oblio.
L’incuria. Il rifugio, un groviglio di cunicoli scavati nel tufo della collina, è chiuso ormai da anni. Nessuno ci è più entrato per il pericolo che le gallerie non reggano. Tuttavia, fino al marzo di due anni fa a ricordare ciò che fu c’era un affresco del pittore Vincenzo Martini, proprio accanto alla porta d’ingresso. Non era raro che un passante interessato domandasse e che qualche portatore sano di memoria, seduto ad un tavolino di fronte al circolo, rispondesse. La frana, però, ha sepolto anche le ultime avvisaglie del luogo e con esse anche la curiosità degli occasionali passanti. Adesso rimane solo una porticina nascosta tra enormi blocchi di pietre. E se non fosse stato per alcuni abitanti della frazione, che chiesero una modifica al progetto iniziale di messa in sicurezza, non sarebbe rimasta neanche quella.
Duecento firme. «E’ una situazione inaccettabile – attacca Anna Castellacci, tra i promotori della raccolta firme per la riqualificazione del borgo e per la valorizzazione del rifugio – ogni volta che ci passo davanti mi prende una fitta al cuore. Quello è un simbolo di un periodo tragico, quello della guerra e della resistenza al nazifascismo, che non può essere dimenticato. E’ impensabile che un luogo del genere non diventi una tappa fondamentale nel periodo di formazione dei nostri giovani: dovrebbe essere una meta per le gite delle scuole del territorio. La nostra raccolta firme ha ricevuto oltre duecento adesioni: l’abbiamo già presentata chiedendo, accanto ad interventi di riqualificazione dell’intero borgo, la valorizzazione del rifugio. Intanto è necessario tornare ad identificarlo come tale, almeno con una targa. Poi, il secondo passo dovrebbe essere la messa in sicurezza interna e la riapertura».
La notte rossa. Ma la mobilitazione non si è fermata alla raccolta firme. Il rifugio, infatti, sarà al centro della notte rossa – un’iniziativa lanciata dall’Arci regionale per la valorizzazione dei circoli territoriali – che si terrà sabato 17 gennaio anche all’interno della Casa del popolo di Monterappoli, organizzata dal consiglio del circolo in collaborazione con l’Anpi. “Rifugiarci sulla strada della resistenza” è il titolo della serata che vedrà la presentazione di una mostra fotografica sulla storia e il significato del rifugio antiaereo. Ci sarà un aperitivo e poi una cena povera, quindi il concerto del gruppo musicale Vincanto, che metterà in scena lo spettacolo “Partigiani fratelli maggiori”. Ad arricchire la serata alcune testimonianze di chi vide costruire e visse il rifugio. Il ricavato andrà interamente destinato alla valorizzazione del luogo.
Il ricordo. Per ricostruire la storia di quel rifugio gli organizzatori hanno condotto una serie di interviste ai testimoni dell’epoca. Particolarmente significativa quella di Liliano Bartolesi, monterappolese che negli anni della guerra collaborò con il Cln locale. «Il rifugio fu voluto dal governo del fascio – racconta – principalmente in chiave propagandistica. La sua costruzione dette lavoro a molti persone, tra le quali c’erano anche diversi antifascisti. Sul cantiere alcuni di loro festeggiarono addirittura il primo maggio del 1944, rischiando la deportazione. Monterappoli in quei mesi era piena di sfollati da ogni parte, Ormicello sembrava via Roma. E non è un caso che proprio in questa frazione si costituì il Cln locale e venne istituito il Comune: fu il fulcro della liberazione di Empoli e della ripartenza della città. Il rifugio deve tornare ad essere un simbolo contro la guerra».
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