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Empoli

Gli artigiani attaccano i sindaci «Avete dimenticato le fusioni»

Gli artigiani attaccano i sindaci «Avete dimenticato le fusioni»

Il presidente di Cna: «Il settore edilizio dell’Empolese Valdelsa è in ginocchio e 11 Comuni sono troppi vanno ridotti per aggirare il patto di stabilità, incassare gli incentivi e far ripartire le opere pubbliche»

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EMPOLI. «Ok, le spese degli enti locali sono bloccate a causa del patto di stabilità. Ma che fine hanno fatto le fusioni? Undici Comuni sono troppi per l’Empolese Valdelsa. Le aggregazioni permetterebbero di aggirare i vincoli alla spesa e ridarebbero fiato all’edilizia». Il presidente di Cna dell’Empolese Valdelsa, Marco Landi bacchetta i sindaci della zona che spesso motivano (giustamente) il blocco nella realizzazione delle opere con il “laccio” imposto dal rispetto del patto di stabilità. Ma è altrettanto vero che il modo di beffare i vincoli ci sarebbe ed è rappresentato dalle fusioni, che oltretutto porterebbero milioni di euro di incentivi.

Il dibattito ha animato anche l’ultima campagna elettorale. C’era chi auspicava il Comune-unico, chi spingeva per una razionalizzazione più o meno soft. E Gambassi e Montaione avevano anche avviato l’iter per arrivare in tempi relativamente rapidi a un Comune unico di 8.500 abitanti. In questo caso - per esempio - il “matrimonio” avrebbe portato 8 milioni di euro a fondo perduto (in 10 anni), sborsati da Stato e Regione. Ma poi il progetto è stato messo nel cassetto. «Cna Empolese Valdelsa – sottolinea Landi – vorrebbe esprimere tutta la sua solidarietà ai nostri sindaci, di fronte all'impossibilità di realizzare opere e ristrutturazioni a causa del patto di stabilità. Questi interventi, oltre che risolvere i problemi evidenziati dai cittadinani, potrebbero costituire una boccata di ossigeno per le imprese del settore dell'edilizia del territorio. Ci sentiamo però anche di esortare tutti i sindaci dell'Unione, a riprendere le fila del progetto di fusione che, se non può portare al comune unico, porti almeno alla riduzione degli undici enti del territorio. Tali scelte porterebbero da una parte economie di scala importanti, consentendo riduzioni di imposte e tributi comunali, dall'altra consentirebbero di beneficiare dei contributi e delle agevolazioni previsti dalla legislazione nazionale e regionale per questo tipo di operazioni». Secondo Landi «così come stanno facendo imprese e famiglie, anche le pubbliche amministrazioni devono interrogarsi se i modelli organizzativi adottati sono ancora attuali e se forse non sia arrivato il momento di rimetterli in discussione. Siamo consapevoli che molte delle difficoltà per le imprese derivano dalla inadeguatezza di una politica industriale nazionale negli ultimi decenni, ma la definizione di una strategia di Unione per attribuire una serie di interventi sotto soglia, a imprese del territorio, porterebbe ossigeno al mercato edilizio, comparto in crisi profonda ma che da sempre costituisce il volano di sviluppo anche per altri settori quali quello degli impiantisti e del manifatturiero».

Francesco Turchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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