Blitz del candidato anti-Rossi davanti alla casa degli immigrati
Il consigliere Giovanni Donzelli si schiera con i cittadini di Camaioni critici sulla casa per i profughi «L’Italia non si può far carico dei loro problemi, con quei contributi prendono più di un pensionato»
MONTELUPO FIORENTINO. A poche ore di distanza da quello scatto intitolato «vi presento i miei vicini» che ritrae il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi insieme ad una famiglia rom, un altro candidato alla presidenza del Graducato, Giovanni Donzelli (Fratelli d’Italia) ha scelto di intervenire sul tema dell’immigrazione. Lo ha fatto dalla periferia del comune di Montelupo. Siamo nella frazione di Camaioni, dove è nato un “Comitato volontario” che si spende per le sorti dell’abitato e che insieme a Federico Pavese, consigliere del gruppo “Montelupo nel cuore”, si sta occupando della casa San Vito che ospita 21 profughi.
E se Rossi aveva scelto un selfie allargato in una domenica fiorentina, il giorno dopo il suo sfidante alle prossime elezioni ha deciso di presentarsi in periferia e suonare al campanello degli immigrati per comprendere «le ragioni del disagio della popolazione di Camaioni». Non è un caso che Giovanni Donzelli parta proprio dall’ultimo post del governatore: «Se continua su questa strada ci farà vincere le elezioni - dice - perché tra buchi nei bilanci della sanità e crisi delle imprese sembra che a lui stiano a cuore solo le sorti degli immigrati». Poco dopo scendono dall’autobus alcuni ragazzi del Gambia, del Senegal, Pakistan, Mali e Nigeria. Chi in ciabatte, chi stretto in un impermeabile fin troppo largo si arrampicano fin verso la casa San Vito. Prima, però, prendono parola i residenti della frazione. «Ci sentiamo dimenticati - dice la portavoce Tiziana Bitossi - non sappiamo neanche quanti siano gli extracomunitari ospitati qui a Camaioni. Li vediamo passare, spesso sul ciglio della strada e sentiamo gli schiamazzi. Qualcuno di loro si è dimostrato anche abbastanza esuberante. Nonostante tutto le associazioni ricevono i contributi per farli vivere in paese senza che neanche lavorino. Lo ripeto, i residenti si sentono dimenticati dalle istituzioni». Il numero degli immigrati si scopre qualche minuto dopo. Giusto il tempo di salire verso i due appartamenti che ospitano questi ragazzi che sono scappati dal loro paese che il sogno di una vita migliore e qualche speranza».
Ad accogliere la delegazione con i testa Donzelli è David Santetti della Misericordia. I dati vengono snocciolati e ogni domanda riceve una risposta. Intanto, dall’altra parte del cancello tinto di verde i profughi osservano la delegazione; qualcuno sorride, altri hanno un’espressione più seria. È perfino difficile capire se comprendano davvero perché quel capannello si è formato davanti alla casa che gli ospita. «In tutto sono 21 persone - dice Santetti - e vegono da molti paesi dell’Africa, tutti i guerra. Spesso assistiamo a piccole storie di solidarietà che raccontano di madri musulmane e padri cristiani che fanno crescere i figli nell’assoluta libertà religiosa. Forse a volte parlano a voce alta ma è un fatto culturale. Con loro il prefetto è stato chiaro: chi sgarra va via».
Per ogni profugo vengono erogati dallo Stato 12 euro al giorno. «Sono 21 persone - dice Donzelli - il che significa che a fine mese si arriva ad oltre 7mila euro. Ognuna di queste persone vale quasi una pensione minima e spesso più di una pensione di invalidità al mese. L’Italia non può risolvere i problemi degli altri paesi. È una vergogna».
In rappresentanza dei profughi prende la parola Alhgie Cinteh. «Il razzismo? Io non lo capisco - dice in inglese - l’Italia era il mio obiettivo, la mia speranza ed ora sono qui. Proveremo a rifarci una vita dopo aver visto la guerra. No, non credo che siamo stati trattati male».
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