Il Tirreno

Empoli

Bolletta dei rifiuti da record 23mila euro per un ristorante

di Alessandro Marmugi
Bolletta dei rifiuti da record 23mila euro per un ristorante

I proprietari increduli: «Credevamo che ci fosse stato uno sbaglio. Abbiamo chiesto una riduzione perché usiamo solamente una parte dell’immobile ma Publiambiente non ha accolto la domanda»

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EMPOLI. Quando hanno ricevuto la bolletta Tares, Giovanni Filippone e Daniela Ferrari del ristorante “Era Ora” di Empoli non hanno potuto credere ai loro occhi. 19.000 euro e rotti il saldo da pagare che vanno ad aggiungersi ai circa 3.000 dell’acconto. Insomma per l’anno 2013 dovrebbero sborsare in totale quasi 23.000 euro di spazzatura, una cifra quasi da record, impossibile da sostenere per le tasche di un qualsiasi ristoratore una cifra che potrebbe mettere in ginocchio un’attività.

«Quando abbiamo visto la bolletta ci è venuto un colpo – racconta Giovanni - siamo aperti da meno di due anni e questa cifra per noi diventa insostenibile. Non possiamo pagarla e probabilmente non lo faremo». «Con questa cifra – continua Filippone - retribuisco per un anno intero due dipendenti, così sono costretto chiudere bottega. Un salasso del genere non ci permette di andare avanti». La bolletta è così alta perché, la cifra da pagare viene dedotta in base alla quadratura dell’immobile dove viene svolta l’attività. In questo caso la struttura è molto grande, un capannone di 600 metri quadri che si sviluppa su due piani, ma c’è un però. Il piano superiore infatti non viene utilizzato in alcun modo è chiuso a chiave e non è adibito neanche a magazzino. Insomma in quello spazio di circa 200 metri quadri non c’è niente e non provengono prodotti rifiuti e dunque non dovrebbe essere considerato nel conteggio totale sul quale poi viene dedotta la tariffa. Proprio per questo motivo i proprietari del ristorante avevano fatto richiesta degli sconti previsti in questo casi segnalando a Publiambiente con modi e tempi corretti gli spazi che nel loro locale producono rifiuti. «Siamo venuti a sapere della possibilità di avere gli sconti attraverso i media – racconta Daniela Ferrari – e quella di Publiambiente ci era sembrata una bella iniziativa. Abbiamo approfittato della proroga del servizio e abbiamo fatto la richiesta evidenziando gli spazi della nostra struttura che non vengono utilizzati attraverso gli appositi moduli. Ma alla fine nella cassetta della posta è arrivata la beffa e siamo rimasti veramente sorpresi nel vedere una cifra così alta. E ancora oggi non riusciamo a spiegarci il perché di tutto questo».

Già, una vera e propria doccia fredda per i proprietari del ristorante perché la richiesta di riduzione alla fine non è stata accolta dall’azienda che ha confermato la totalità della quadratura per il calcolo della tariffa e che dunque ha fatto recapitare una bolletta salatissima.

Nella lettera di risposta inviata dall’ Ufficio Tariffe di Publiambiente al ristorante, lettera del 27 agosto l’azienda spiega le motivazioni del mancato sconto e fa sapere che «trattandosi di un immobile catastalmente unico non è possibile procedere alla variazione di superficie richiesta per l’utenza in oggetto. Presupposto per l’applicazione del tributo è infatti il possesso, l’occupazione o la detenzione a qualsiasi titolo di locali adibiti a qualsiasi uso». Insomma sembrava non ci fosse alcuna possibilità di avere gli sconti. «Una motivazione che non ci è sembrata valida – spiega Daniela Ferrari – quei 200 metri quadrati per noi non esistono e non dovrebbero finire sulla bolletta. Possono venire a verificare se vogliono lo constateranno con i loro occhi».

Ma ora sembra aprirsi uno spiraglio che potrebbe far si che la situazione sia rivista. Da Publiambiente infatti fanno sapere che la pratica in questione non è ancora del tutto chiusa, che ci sono dei dati da verificare e che presto saranno presi contatti con il ristorante per chiarire meglio la posizione di quest’ultimo. Insomma un piccolo spiraglio sembra aprirsi, uno spiraglio che per molti ristoratori potrebbe trasformarsi in una vera e propria boccata d’ossigeno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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