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Cento gli insegnanti in più ma restano 500 precari
La Cgil protesta: «Nel circondario sono poche le figure che sono state stabilizzate E il costo di un docente a tempo determinato è superiore rispetto a uno fisso»
EMPOLI. Un centinaio di insegnanti e circa trenta tra collaboratori scolastici e amministrativi. Tante sono le assunzioni in ruolo, cioè le stabilizzazioni a tempo indeterminato, nelle scuole del circondario per il prossimo anno scolastico. Un numero che, se non contestualizzato, potrebbe pure far tirare un sospiro di sollievo. Ed invece, stando ai dati in mano agli addetti ai lavori, ancora una volta è la preoccupazione a prendere il posto del sollievo. Sì, perché a fronte di questa immissione di lavoro “buono”, ce ne sarà un'altra cinque o sei volte più grande di lavoro “meno buono”, cioè precario. Tanto è vero che per colmare da una parte i posti rimasti a disposizione nell'organico di diritto e dall'altra quelli imposti dall'organico di fatto, tra la fine di questo mese e le prime settimane di settembre, si provvederà alla nomina a tempo determinato di almeno altri 500 insegnanti e di un altro centinaio di collaboratori e assistenti. Il 7 luglio scorso il ministero dell'Istruzione ha illustrato la situazione delle autorizzazioni per le immissioni in ruolo e la ripartizione del contingente per il personale docente e Ata. A livello regionale i posti assegnati sono stati 2.095 per i docenti e 324 per il personale extradidattico, numeri che per quanto attiene alla provincia di Firenze si riducono a 615 nel primo caso e a 118 nel secondo. Tutto questo di fronte ad un'esigenza accertata di 958 insegnanti e di 240 collaboratori. Insomma, le stabilizzazioni hanno riguardato il 60% circa dell'organico di diritto, cioè quello che viene definito nella prima parte dell'anno dopo che sono state effettuate le pre-iscrizioni di gennaio. Un contingente che, poi, però deve essere rivisto – ovviamente al rialzo – alla luce della situazione di luglio e che andrà a formare l'organico di fatto. In media si stima che nella nostra zona le necessità ulteriori a quelle emerse inizialmente – e che saranno colmate da precari – costituiscano poco meno del 30% del totale. Alla fine dei conti, quello che viene fuori è che solo un quarto circa dei posti disponibili verrà coperto con contratti a tempo indeterminato. “Il contingente previsto dal ministero non soddisfa i posti vacanti previsti dall'organico di diritto – spiega Gabriella Bresci, della Flc-Cgil – e quest'ultimo non è che una parte di quello che alla fine costituirà il personale complessivo della scuola. Tuttavia, le assunzioni previste rappresentano soltanto il turnover, che a causa della riforma Fornero risulta molto limitato. Continuiamo sulla strada della precarietà come forma strutturale su cui si regge la scuola, e non solo quella. Ma nessuno dice che il costo di un docente a tempo indeterminato è minore di quello per un insegnante a tempo determinato. Sinceramente ci aspettavamo qualcosa in più, un impegno maggiore sulla strada della stabilizzazione. Questo, inoltre, avrebbe dato un po' di respiro a migliaia di precari che ogni anno devono combattere per mantenere le graduatorie e per vedersi assegnare le supplenze”.
Marco Pagli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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