Quei 50 anni di storie al bar del Pino
I frequentatori del locale si sono ritrovati: un libro raccoglie i loro aneddoti
EMPOLI. Non è un caso che Empoli sia la città di Carlo Rovini. Che, per diverso tempo, negli Anni Settanta, una pubblicazione satirica e piena di sfottò come l’Empoliere abbia avuto grandi fortune. Quello spirito è insito negli empolesi. Quelli... da bar. Già, perché al bar ci si ritrova, ci si racconta, ci si prende in giro. Il caffé o il bicchiere di vino da consumare è solo una scusa per fare gruppo.
È questo lo spirito che ha spinto Angiolo Simoncini a raccontare, in una pubblicazione, le storie e gli aneddoti del Bar del Pino. E ieri, proprio nel locale che si trova lungo viale Giotto, davanti a quelli che tutti chiamiamo, in città, gli ex macelli, c’è stata la cerimonia - informale - che ha dato vita alla pubblicazione: “Cinquant’anni di noi... dieci anni di loro”.
«Sono cinquant’anni che frequentiamo il bar del Pino – racconta Angiolo Simoncini – e a noi del gruppo storico è venuta in mente l’idea di rievocare i personaggi indimenticabili e i momenti più belli e divertenti». Sono inseriti nel libro che ha il «compito di ricordare – dice Simoncini: e raccontare gli episodi più significativi. Io, insieme ai miei amici, ci siamo presi questo compito».
La storia parte nel 1964. «Avevo 17 anni – racconta Simoncini – ero venuto ad abitare a Empoli e il mio primo luogo di ritrovo fu il bar del Pino, era a pochi passi dalla casa di mio zio». Allora il gestore era Marchetti, arrivava da Colle Valdelsa e raccontava di aver fatto il cameriere a Cortina d’Ampezzo. Nel libro si parla di Gano («per 30 anni ha frequentato il bar, oggi non più»); Alfredo, il calzolaio di Borgo; il Bandella; Osvaldo il Massiccio che andava a lavorare a San Romano in bicicletta. Personaggi che hanno lasciato un’impronta indelebile, come Otello Gambacciani («arrivava sempre in doppiopetto, alla guida di una Millecento rossa»). Era l’imprenditore della famosa China. Le avventure con le donne erano il tema principale. Un altro tombeur de femme” era il Nocio col suo amico Zampompero. Nomi e ricordi che si snocciolano pagino dopo pagina. Una galleria di personaggi, di storie che Simoncini e quelli del gruppo storico del bar del Pino, si sono fatti scorrere davanti, standosene simbolicamente seduti a un tavolo del bar. E che ieri, hanno ripercorso, con in mano un bicchiere per brindare e, di tanto in tanto, una pacca sulle spalle: «Ma ti ricordi quella volta cosa fece il Sega...».
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