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Redditi in caduta libera via 2mila euro in un anno
Dai dati del dipartimento delle finanze, nel circondario raddoppiano i contribuenti con imponibili sotto i 10mila euro. Mentre si sbriciola la fascia che sta sui 30mila
di Marco Pagli
EMPOLI
Il campanello d’allarme può cominciare a suonare: le dichiarazioni nel circondario indicano una contrazione sensibile dei redditi degli abitanti degli undici comuni. I dati diffusi dal dipartimento per le finanze (che rispetto agli anni passati sono stati aggregati in forma diversa, includendo anche settori finora non considerati nel computo delle dichiarazioni fiscali) parlano chiaro. A fronte di un aumento di oltre 20mila persone – fisiche e giuridiche – le dichiarazioni presentate nel 2013 e riferite all’anno precedente indicano una diminuzione dell’imponibile medio pro capite di oltre duemila euro. Si passa infatti da un reddito medio di 21.618 euro dichiarato nel 2012 ad uno di 18.994 euro dichiarato lo scorso anno. Se fino a due anni fa, dunque, i dati sulle dichiarazioni stridevano rispetto al complessivo scenario di crisi registrato anche nella zona, adesso fanno emergere tutta la drammaticità di una situazione rimasta finora coperta. Bastano poche considerazioni per tracciare un quadro a tinte fosche. Tanto per cominciare la quota di contribuenti incapienti (cioè che percepiscono un reddito inferiore agli 8mila euro) o che raggiungono una soglia di poco superiore: la percentuale di contribuenti che possono contare su un reddito fino a 10mila euro nel circondario è più che raddoppiata tra 2012 e 2013, passando dal costituire il 12% del totale (12mila su 100mila dichiarazioni) ad essere oltre il 29% (poco meno di 37mila su 125mila dichiarazioni). A fronte di questa vera e propria esplosione di contribuenti costretti a vivere abbondantemente sotto la quota dei mille euro al mese, si è assistito ad una erosione sempre più evidente – man mano che si cresce nelle fasce di reddito – di cittadini con redditi più alti. Fissando l’asticella della classe media sui 30mila euro annui, si può dire che tiene la fascia subito inferiore (cioè quella che sta tra 15mila e 26mila euro) rimanendo quella più “popolosa”. Mentre si contrae quella subito superiore (ovvero tra 26mila e 55mila euro), che passa dal rappresentare quasi il 20% dei contribuenti a poco più del 15%. Così accade anche per i ricchi e i ricchissimi. Se nel 2012 erano state presentate 2.644 dichiarazioni con importi compresi tra 50mila e 70mila euro, nel 2013 nella medesima fascia si sono registrate 650 dichiarazioni in meno. Il bacino rimane costante nella fascia superiore, cioè 1.340 contribuenti, ma solo perché è stato allargato il range: da 70-100mila euro nei dati relativi al 2012 a 75-120mila euro in quelli relativi all’anno scorso. Mentre si riducono, quasi dimezzandosi, i paperoni: c’erano 950 contribuenti sopra i 100mila euro di reddito nel 2012, ce ne sono 572 oltre i 120mila nel 2013. Ciò conduce ad una considerazione ulteriore, fondamentale per capire il solco tra ricchi e poveri che la crisi economica ha tracciato in questi anni e che continua ad allargarsi. Ci sono sempre più persone che stanno alla base della piramide sociale e sono sempre più povere e al contempo sempre meno soggetti che occupano il vertice della stessa piramide ma che sono sempre più ricchi. Nel dettaglio, se fissiamo a 70mila euro l’asticella, possiamo vedere come se nel 2012 i 2.292 contribuenti che stavano sopra questa soglia si spartissero un reddito medio di 111.246 euro (che poi è il risultato della divisione tra l’ammontare complessivo delle dichiarazioni sopra tale reddito e il numero di queste ultime), nel 2013 i 1.912 soggetti che stavano guadagnavano di più di 70mila euro si sono spartiti un reddito medio di 129.590 euro. Lo stesso fenomeno, all’inverso, si può osservare scendendo nelle fasce di reddito: più si va verso redditi bassi, più da un anno all’altro il risultato medio pro capite diminuisce all’aumentare dei contribuenti.
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