Il Tirreno

Empoli

Ecomostro tra siringhe e ponteggi pericolosi via ai lavori nel cantiere

di Francesco Turchi
Ecomostro tra siringhe e ponteggi pericolosi via ai lavori nel cantiere

Dopo dodici anni di polemiche e battaglie dei residenti il Comune ottiene l’intervento del curatore fallimentare

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EMPOLI. L’asta è andata nuovamente deserta. E al posto dello scheletro in cemento non sarà realizzato un giardino pubblico. Ma intanto l’ecomostro viene messo in sicurezza. I ratti vengono “sfrattati”, insieme alle decine di siringhe (e pure una bambola gonfiabile) che sono state trovate all’interno della maxi-struttura. Da ieri gli operai sono al lavoro nell’area tra via Caponi e via Gobetti a Ponte a Elsa. Finalmente il pressing del Comune di Empoli ha funzionato e il giudice fallimentare del tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha affidato i lavori per la messa in sicurezza di un cantiere che da anni rappresenta un pericolo e un “monumento al degrado” per l’intera comunità della frazione. «Questo significa, in concreto – sottolinea con soddisfazione l’assessore Franco Mori – la certezza di poter mettere in sicurezza i ponteggi, eliminare le parti pericolanti, sostituire la vecchia recinzione, ormai precaria, e bonificare tutta l’area mediante il taglio della ormai folta vegetazione, la pulizia del terreno e togliere tutti i materiali obsoleti che sono ancora all’interno del cantiere». Che è abbandonato dal 2002, dopo il fallimento della ditta costruttrice, la Mg di Caserta. Da allora l’immobile ha iniziato a vivere in uno stato di abbandono, e quindi di degrado ambientale, con i residenti che avevano anche lanciato una petizione per chiedere la messa in sicurezza. Ottenendo (almeno) la rimozione della gru, avvenuta nel giugno del 2010 (smantellamento costato 3.200 euro dal Comune).

Più volte in questi anni l’area, di 3.800 metri quadrati e il sovrastante immobile di 5mila metri cubi interrati e 15mila 300 fuori terra (destinati a garage, quattro fondi commerciali al piano terra, quattro uffici e 40 appartamenti ai piani superiori) è andato all’asta, ma senza nessuna soluzione: l’ultima risale a un mese fa a 1 milione e 150mila euro (nel 2009 si era partiti da 2,7 milioni); la prossima sarà indetta a breve per un valore di poco superiore ai 900milaeuro.

In questi dodici anni il Comune si era mosso più volte, a suon di atti (quaranta in tutto) per ottenere dal curatore l’eliminazione dei pericoli. Ma era stato ignorato. Poi è arrivata la svolta: «Ho chiesto consiglio in Procura – spiega Mori – per capire come rendere efficace l’ordinanza. E ho ricevuto indicazioni utili». E così il 30 gennaio il sindaco Luciana Cappelli ha firmato l’ordine di effettuare l’intervento entro trenta giorni, avvertendo che «in caso di mancato adempimento si procederà alla denuncia all’autorità giudiziaria del curatore e dell’azienda comproprietaria di quota parte del complesso ai sensi dell’art. 650 (inottemperanza ai provvedimenti dell’autorità); aggiungendo però, soltanto per il curatore, anche l’art. 328 (omissione di atti d’ufficio). E così la situazione si è improvvisamente sbloccata.

In questi anni da più parti si era caldeggiato un intervento diretto del Comune, per la realizzazione di un giardino al posto del mostro. Mori spiega perché questo non è possibile: «Ammettiamo di riuscire ad acquistare il complesso a 750mila euro (a un’eventuale ulteriore asta, nel caso la prossima vada deserta). La demolizione costerebbe 200mila euro, la realizzazione del verde altri 130mila euro. E poi dovremmo acquistare da un’altra parte 2 fondi commerciali, due uffici e dieci appartamenti che spettano alla società che aveva messo a disposizione l’area, come stabilito dal contratto. E sarebbero necessari altri 1,9 milioni». Insomma, per fare quest’operazione il Comune dovrebbe sborsare – sempre ammesso che la Corte dei Conti ne riconosca l’interesse pubblico – circa tre milioni di euro per realizzare un giardino pubblico.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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