Giulia e la catena spezzata «Fiera dell’esempio positivo»
La ballerina racconta la ribellione (con la pasta al posto dell’alcol) alla follia del web «Video nato per gioco, ma la situazione tra i ragazzi rischia di degenerare»
EMPOLI. «È nato come un gioco e non pensavo mai che quel video avesse tutta questa risonanza. Però sono contenta di aver trasmesso un messaggio positivo». Giulia Barnini – come abbiamo raccontato nel giornale di domenica scorsa – ha spezzato la catena della neknomination, che sta spopolando sul web anche nell’Empolese Valdelsa (soprattutto tra i giovanissimi, ma non solo). E, inconsciamente, ne ha lanciata un’altra, dove gli alcolici sono sostituiti dal cibo.
Lei ha ventisette anni, vive a Fontanella ed è una ballerina professionista. Insegna alla Miosotys Dans di Limite sull’Arno e lavora anche con l’illusionista Gaetano Triggiano in giro per l’Europa. Nel weekend è stata “nominata” da un amico. E lei si è ripresa, seduta al tavolo di casa sua, mentre mangiava un piatto di pastasciutta, tra un cartello («No all’alcol») e un altro («Sì al cibo»).
Poi ha pubblicato il video sul web, nominando tre amiche di “bocca buona” come lei, dando loro 24 ore di tempo per fare altrettanto: «Non mi sarei mai aspettata tutto questo clamore. Non è nata come una protesta, non l’avevo studiata in questo senso. I miei amici sanno che non bevo e che sono una grande amante del cibo. E così, per scherzare, ho fatto questo filmato». Che ha ottenuto applausi (ovviamente virtuali) a scena aperta: «Ho ricevuto tantissimi complimenti, anche da persone che non conosco, da ogni parte d’Italia, ho stretto nuova amicizie su Facebook, ho rilasciato interviste. E questo mi ha fatto un enorme piacere. Perché il problema è reale. Con il mio lavoro sono a contatto quotidiano con le ragazze, che mi raccontano cosa fanno le loro amiche o i loro amici. E la situazione sta degenerando. Il fenomeno è preoccupante. Non voglio fare del facile perbenismo, anche perché – lo sottolineo ancora una volta – non era questo l’obiettivo iniziale del mio video. Anch’io bevo un bicchiere di vino a tavola o un aperitivo alcolico. Quello che va condannato non è l’uso ma l’abuso di alcol». Che con questa nuova moda va a braccetto coi social network «coi quali – racconta Giulia Barnini – non ho un rapporto maniacale, anzi. Ma almeno stavolta Facebook è servito a fare qualcosa di utile e positivo».
E altri amici stanno seguendo il suo esempio: «Certo. La catena virtuale sta andando avanti con lo stesso sistema della “neknomination”, ma ora la gente invece di bere alcolici, mangia, dalla pasta alle patatine».
Francesco Turchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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