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Stangata Tasi, solo i sindaci possono salvare i cittadini
Il governo alza il tetto delle aliquote, colpite le case con rendita più bassa ma i Comuni avranno mano libera per decidere importi della tassa e detrazioni
EMPOLI. La sensazione è che comunque vada sarà una stangata. Sanremo, come è ovvio, non c’entra niente in una questione molto più delicata per le famiglie come quella della tassazione sulla casa. La disciplina sulla Tasi ha mosso l’altro ieri un altro passo verso la sua definizione, che tuttavia non sgombra il campo dalle preoccupazioni emerse nei mesi scorsi sull’impatto che potrà avere per i contribuenti.
La tassa sui cosiddetti servizi indivisibili, che costituirà parte integrante e corposa dell’Imposta unica comunale (Iuc) insieme alla Tari e all’Imu (su ciò che non è prima casa), infatti è passata dal varo del Consiglio dei ministri.
Quest’ultimo ha approvato il decreto sugli enti locali che, insieme a norme come il discusso provvedimento “salva-Roma” e alla sospensione della web-tax, entra nel merito proprio del tributo comunale senza però sciogliere tutti i nodi. In particolare, il governo ha dato il via libera all’innalzamento del tetto massimo dell’aliquota che passa dal 2,5 per mille al 3,3 per mille per le prime case, con un balzo dello 0,8 per mille. Per il resto, invece, ci sarà da attendere le mosse dei comuni stessi, ai quali è stato dato margine per agire in base a regole che decideranno autonomamente passando per giunte e consigli. A differenza dell’Imu, infatti, non ci sono indicazioni precise su capitoli molto importanti come le esenzioni e le detrazioni da operare. Quello che sembra certo è che almeno queste dovrebbero esserci, anche se ancora non è chiaro in quale misura.
«Ancora ovviamente è presto per dare qualsiasi indicazione – spiega il sindaco di Montespertoli e delegato al bilancio e ai tributi dell’Unione dei Comuni, Giulio Mangani – sono stati alzati i margini di prelievo della Tasi, ma resta ancora da capire la misura dei trasferimenti statali e la forma con cui verranno girati agli enti locali. Le entrate in questione sono una voce rilevante dei bilanci e quindi c’è bisogno di tempo per fare i calcoli e agire di conseguenza».
Ma cerchiamo di entrare nel dettaglio. In sostanza, la decisione presa dal Consiglio dei ministri non fa altro che ratificare l’accordo raggiunto dal precedente governo (quello presieduto da Enrico Letta) e l’Anci (guidata da Piero Fassino), che prevedeva la possibilità per i comuni di innalzare l’aliquota fino al 3,3 per mille per lasciare spazio a quelle detrazioni che invece nell’impianto iniziale della tassa sui servizi indivisibili non erano previste. Insomma, più prelievo per tutti in modo da rimodulare in seguito l’esborso in base a criteri che potrebbero comprendere figli a carico ed eventualmente il reddito dichiarato oppure la rendita catastale dell’immobile. La disciplina sull’Imu prevedeva una detrazione uguale per tutti di 200 euro se l’immobile rappresentava abitazione principale. Inoltre, era stata introdotta la detrazione di 50 euro per ogni figlio a carico fino a 26 anni, per un massimo di 4 figli: in tutto praticamente si poteva arrivare a 600 euro di detrazione.
Quello che succederà in merito con la Tasi ancora non è dato capirlo, anche se i primi calcoli effettuati da centri studio e associazioni di categoria parlano di una detrazione media a famiglia di 75 euro (la stessa considerata nell’ultima colonna della tabella). Una soluzione ovviamente di massima, che non tiene conto delle diverse specificità. Ciò che è ipotizzabile – ma per ora niente di più – è che vengano mantenute delle detrazioni sui figli a carico e che ne vengano introdotte altre magari prevedendo scaglioni di reddito, come accaduto in diversi comuni dell’Empolese Valdelsa per l’addizionale comunale all’Irpef.
Ciò che invece sembra fuori di dubbio, è che il peso della Tasi nelle tasche delle famiglie del circondario sia superiore rispetto a quello che aveva l’Imu. O meglio, che sarà superiore per coloro che possiedono abitazioni da un certo valore catastale in giù. Sì, perché dalle simulazioni di calcolo effettuate, emerge che le prime case con rendita alta avranno un risparmio rispetto alla tassazione degli anni scorsi. Un fenomeno questo che potrebbe essere corretto appunto dalle detrazioni. Sul piatto delle decisioni da prendere, in ultima analisi, ci sono proprio le aliquote. L’impianto iniziale della Tasi prevedeva un minimo dell’1 per mille (ipotesi riportata in tabella, ma in realtà poco probabile dal momento che assicura un incasso molto ridotto) e un massimo del 2,5 per mille (che garantiva un incasso di poco inferiore a quello dell’Imu). Adesso il tetto fissato al 3,3 per mille dà uno spazio maggiore alle amministrazioni che all’interno di questo range dovranno individuare la soluzione migliore.
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