Il Tirreno

Empoli

Cent’anni con Luzi Vinci li commemora con tanta poesia

di Paolo Santini

Conversazione di Margherita Pieracci Harwell in Biblioteca Musica di Federica Baronti, voce recitante di Giuntini

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VINCI. La Grande Guerra contro tutte le guerre, tre iniziative da giugno a novembre per celebrare i caduti di Vinci nella prima guerra mondiale. E altre due iniziative in ponte per questo mese, in occasione della giornata della poesia. È un programma ambizioso quello messo in cantiere da Vinci nel Cuore! per celebrare la Grande Guerra in vista del centenario dell'inizio. Il primo appuntamento è fissato per venerdì 21 marzo, giornata mondiale della poesia Unesco, con la Veglia dei poeti di Vinci, nella palazzina Uzielli.

Lo spunto introduttivo «la poesia, in guerra la più urgente«, di Erri De Luca, condurrà gli ascoltatori in un recital di poesia e immagini in occasione del centenario della prima guerra mondiale. Eloquente il titolo "Da Giuseppe Ungaretti a Iset Sarajlic, dalla "Grande Guerra" all'assedio di Sarajevo". L'appuntamento clou in tema di poesia però arriva la settimana seguente, il 28 marzo, in Biblioteca Leonardiana, alle 21,15. "Cent'anni con Mario, la poesia di Mario Luzi", il titolo della conversazione con una protagonista del Novecento, Margherita Pieracci Harwell, professore emerito dell'Università dell'Illinois, Chicago, ma vitolinese doc, tornata da qualche anno nella terra natia. A moderare la conversazione sarà Laura Beconcini, con il commento musicale di Federica Baronti e la voce recitante di Andrea Giuntini.

L'iniziativa ha già ottenuto un posto nel prestigioso calendario degli eventi per il centenario del poeta fiorentino e il patrocinio dell'associazione Mendrisio Mario Luzi poesia del mondo (Svizzera). Gli ascoltatori saranno dunque guidati nella poesia di Mario Luzi dalla professoressa Pieracci Harwell, testimone d'eccezione, un'intellettuale che ha vissuto a diretto contatto con la cerchia di Luzi negli anni più fecondi del poeta fiorentino. Margherita Pieracci è molto nota in Italia per aver curato per Adelphi dal 1987 le opere dell'amica intima Cristina Campo. Tra i libri e i numerosi saggi dedicati alla Campo, si segnalano le "Lettere a Mita", considerato dalla critica uno degli epistolari più affabulanti di tutta la letteratura italiana. L'amica Mita non è altro che Margherita Pieracci Harwell, nata a Vitolini, cittadina del mondo. «Se cerco di definire il mio rapporto con la letteratura - afferma Margherita Pieracci Harwell - non vi trovo momento più essenziale del leggere. Un certo tipo di lettore, poi, finisce per scrivere di quel che legge: perché non può chiudere in sé l'emozione delle sue scoperte, e perché deve, anche per questo, persuadere gli altri a leggere. Si legge, come si scrive, perché la vita ci va stretta, coi suoi limiti - forse qualcuno pensa perciò che la letteratura sia un'evasione. Ma ci va stretta la vita quando non ne cogliamo abbastanza la densità, lo spessore - quella "seconda realtà" a cui alludono Leopardi o la Ortese - quindi si legge per veder più e meglio, e per capire il senso. Anche per veder meglio in sé, riflessi in un altro. Io scoprii che cosa cercavo combinando due frasi, una di Hofmannsthal una di Luzi - “chi muore porta un segreto con sé: come gli sia stato possibile, in senso spirituale, vivere”; e “se riusciamo a individuare il senso e il ritmo in cui uno spirito si muove … saremo più vicini al suo segreto naturale”. A una lettura attenta il senso e il ritmo dello spirito di un autore si fa trasparente, e si rivela il segreto del suo poter vivere a un grado che è raro incontrare fuor della mediazione discreta della pagina. Così si diviene per sempre lettori, per essere aiutati a vivere. Ma mentre si contempla un testo nel miracolo del suo travaglio e della sua pace, è impossibile non condividere con gli altri la gioia di capire: allora si scrivono saggi o si tracciano note per un corso. Io infatti ho insegnato felicemente quarant'anni - ha concluso Pieracci - e riempito varie pagine. Questo modo di lettura mi ha portato molto vicino agli autori, quando quelli che amo sono vivi, perché la prima persona con cui vorrei parlare dell'opera quando mi pare di penetrarvi è colui o colei che l'ha scritta. Ne sono nate splendide amicizie, che a loro volta mi illuminano per un grado più intenso di comprensione, e a cui devo quasi tutto quel che ho infine imparato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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