Barnini va all’attacco «Io nella tua giunta? No»
Torrigiani sceglie la strada del fair play: «Se vinco avrai un ruolo di primo piano» Ma l’avversaria declina con fermezza: «Chi perde non chiede posti di consolazione»
EMPOLI. Il primo round va a Brenda Barnini. Che dopo un’ora di “tarallucci e vino” e di “sono d’accordo con lui/lei” – seppur con delle sfumature – mette alle corde l’avversario sui possibili scenari che si apriranno nel dopo-primarie. Torrigiani tende la mano: «Se vinco io, Brenda avrà un ruolo importante nella mia giunta». Ma l’ex segretario del Pd dell’Empolese Valdelsa respinge l’offerta e va al contrattacco: «Chi vince fa il sindaco, chi perde non chiede posti di consolazione. Il patto di lealtà è nei confronti del Pd». Una frase che fa impennare l’applausometro di un Cenacolo degli Agostiniani gremito per il primo confronto pubblico dei due candidati alle primarie per sindaco di Empoli (giovedì alle 21.30 la rivincita al circolo Arci di Fontanella), con tanti cittadini costretti a seguire la “sfida” da fuori. L’ex assessore ha tenuto testa all’avversaria, soprattutto sui temi a lui più cari, a cominciare dalla sicurezza. Ma Barnini – nel complesso – è apparsa più “padrona” della situazione. Per quello che può valere un confronto pubblico (coordinato dal giornalista Giacomo Cioni) “chiuso” alle domande del pubblico e quindi tutto sommato “preconfezionato”.
Si parte dalla questione sicurezza in centro. Torrigiani: «Bisogna fare un ragionamento coi proprietari dei fondi commerciali per calmierare gli affitti, va rivisto il piano della sosta e del traffico; a cominciare da piazza Gramsci: troppe strisce blu, è sempre mezza vuota. E poi ci vuole più attenzione: il ritiro dei rifiuti va anticipato, bisogna tornare ad avere cura dei marciapiedi. Bene le telecamere, le ho volute io, ma non bastano. Serve una centrale unica delle forze dell’ordine». E Barnini: «Il Centro Coop non è la causa dell’abbandono del centro, dove semmai non si è investito in qualità. Occorrono investimenti pubblici e privati per rivitalizzarlo, partendo per esempio da piazza XXIV Luglio ed ex ospedale». Poi ammette che l’argomento «per troppo tempo è stato un tabù per la sinistra. E comunque accanto ai controlli servono anche piazza più accessibili e strade illuminate».
Visioni diverse sul mercato settmanale. Per Filippo «va riportato in centro», mentre Brenda sostiene che «è impossibile mettere 260 banchi nel cuore della città, semmai serve una riqualificazione» che secondo Torrigiani «deve interessare anche quelli delle frazioni». Candidati concordi sulle potenzialità turistico-culturali della città. L’ex assessore coglie l’occasione per tirare una stoccata all’attuale giunta: «La mostra del Pontormo non è stata pubblicizzata adeguatamente e ha registrato pochi visitatori. E – per fare un esempio – chi arriva alla stazione di Empoli non trova un’indicazione per Vinci». Ma non solo: «Qui serve un teatro, ma anche una “casa della cultura” per i nostri giovani». Barnini auspica «la nascita di una fondazione che funzione da braccio operativo con investimenti pubblici e privati». E a proposito di teatro, anche lei non le manda a dire alle precedenti amministrazioni: «Sono vent’anni che l’ipotesi viene inserita nei programmi elettorali. Stavolta non scriviamolo e facciamolo». In tema di ambiente Torrigiani propone un impianto fotovoltaico nell’ex discarica di Monteboro e poi si scaglia contro le tariffe mostruose della Tares: «È contro la logica del porta a porta, ci sono aziende che rischiano di chiudere perché non possono certo pagare 65mila euro di bolletta dei rifiuti. Abbiamo quattro parlamentari di questa zona, dobbiamo spronarli a cambiarla».
E Barnini punta su «una rete integrata di piste ciclabili e sulla condivisione dell’auto». Torrigiani rilancia: «Vogliamo parlare del trasporto pubblico locale? Continuano a viaggiare pullman vecchissimi e inquinanti». Sulle partecipate vanno entrambi all’attacco. Brenda: non basta andare alle riunioni del cda, bisogna vigilare. E Filippo: «Non si può restare in attesa dei dividendi: quei soldi vanno reinvestiti in servizi per i cittadini». Sulle possibili fusioni: «Intanto potenziamo l’Unione – sottolinea Torrigiani – mettendo da parte i campanili: penso per esempio a uffici unici per personale e lavori pubblici. E fermiamo l’emorragia dei servizi: se perdiamo anche il giudice di pace per un ricorso contro una multa si dovrà andare fino a Novoli». La sfidante: «Comune unico? No. Diamo forza all’Unione, che non è soggetta al patto di stabilità e che può darci forza al “tavolo” della Città metropolitana».
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