Il Tirreno

Empoli

Cappiano in festa per il primo cencio trent’anni dopo

di Luciano Gianfranceschi
Cappiano in festa per il primo cencio trent’anni dopo

La contrada “invoca” la buona sorte per il prossimo Palio rivivendo le emozioni dell’unico trionfo datato 1984

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FUCECCHIO. Il primo “cencio” non si scorda mai. Specialmente se è l’unico. E allora nella contrada Granducale Cappiano, hanno pensato bene sabato scorso di rifesteggiarlo, a trent’anni da quel successo, per iniziativa della Commissione manifestazioni.

Anche perché l’attuale generazione giovane, che ne aveva sempre sentito parlare, ha voluto ripercorre la storia di quella lontana giornata di gloria. E’ stato suggestivo riavvolgere il nastro della giornata piovosa di tre lustri fa, per rivivere la luminosa conquista del cencio dipinto da Alba Centoni. E per l’occasione mostrato a fianco del seggio, sul quale sedevano l’ex presidente Romanello Manzi, all’epoca in carica; il fantino Renato Gigliotti che lo vinse, e il presidente Moreno Benvenuti al quale è passato il testimone di bissare l’impresa il prossimo 18 maggio.

Il “Seggio” aveva pensato a lungo a questo revival, ma negli anni passati tergiversando. Tuttavia stavolta la ricorrenza trentennale meritava che l’evento vincente venisse rievocato in pompa magna, in contrada, nel corso di una cena. Che dovrebbe scaramanticamente ricordare alla buona sorte di essere benigna con i colori di Cappiano, il prossimo 18 maggio nella Buca d’Andrea.

E così ha dato il via libera alla festosa rievocazione il saluto del presidente Moreno Benvenuti, con il vice Alessandro Frappi (che ha ben presentato la serata), e inoltre Mattia Baldi, Paola Carducci, Paolo Catastini, Cristian e Manuel Malvolti, Fabio Rosini, Beatrice Terzini. E allora i responsabili delle commissioni si sono messi all’opera: Linda Carmignani, Luca e Maurizio Betti, Maria Falcone, Alberto Frediani, Franco Masoni, Tania Placidi. Emozionato anche il fantino Renato Gigliotti, nel rivedere il filmato della corsa:

«Avevo due purosangue a disposizione, entrambi validi – ha raccontato – all’ultimo momento optai per Conte, nome d’arte in quanto i purosangue non potevano gareggiare nei palii. Credo che a fare la differenza sia stato il particolare che ci ho messo l’anima, e il cavallo l’ha sentito fino a una rimonta incredibile».

Il palio 1984 aveva tre batterie di quattro cavalli, i primi due di ciascuna batteria andavano in finale. Non c’era il canape, dovevano essere allineati perché la partenza fosse valida. Mossiere era Renato Rino Arnotti, con altri giudici lungo la pista. Sul “Tirreno” d’allora si legge che nella finale a 6, la favorita era Porta Raimonda con il velocissimo Rampicante che aveva primeggiato in batteria, ma anche Ferruzza con il fantino Sergio Castaldo, vittorioso l’anno prima con i colori di Querciola, che però in finale perse uno zoccolo e si ferì. Cappiano era un outsider.

Le altre che sognavano erano Massarella, Borgonovo, Sant’Andrea. I purosangue sono più veloci degli attuali mezzosangue. Chi partiva bene, era… a cavallo. Ma quel giorno la pioggia volle bene alla sfilata del mattino, che allora partiva dalla Ferruzza, ma si scatenò nel pomeriggio non dando mai tregua. Le batterie erano di quattro contrade. Nella seconda si trovarono insieme Cappiano e Raimonda, Torre che avrebbe voluto a sua volta Rampicante, Porta Bernarda: fu un testa a testa tra Raimonda in fuga dalla partenza all’arrivo, inseguito invano da Cappiano.

Insomma, qualcuno scommise su Raimonda vincente il palio. Ma aveva fatto i conti senza giove pluvio, che appesantì la pista (non in condizioni di drenaggio come le attuali).

E così Rampicante che sembrava una Ferrari e Conte un diesel, all’ultima curva il fantino Fabrizio Ungheria si rese conto che non ne aveva più. In vista del traguardo ci furono anche scorrettezze tra i fantini di Porta Raimonda in testa, e di Cappiano che riuscì a passare proprio sul filo del traguardo. Una corsa emozionante, anche a rivederla nel filmato a tanti anni di distanza. I presenti si sono spellati le mani dagli applausi. «S’è vinto un palio pulito», disse all’epoca Romanello Manzi, sporco di fango come il fantino; e l’ha ripetuto l’altra sera. Invece con il corteggio storico del mattino, il tempo era stato clemente.

L’ha rievocato con passione Patrizia Rossi: «Due quadri suggestivi, la festa della primavera con quadro del Botticelli, e la costruzione del ponte mediceo che dà il nome alla frazione fucecchiese, con tanto di mulino». Da aggiungere che nel 1984 non ci fu nemmeno la premiazione di Cappiano vincente, rinviata per il maltempo dal presidente dei Fratres donatori di sangue, Bruno Tognetti. Erano da assegnare le coppe per le prime tre classificate. Infine ha fatto piacere riascoltare anche l’inno del Palio delle Contrade (testo mio, musica del maestro Bruno Mosti). Fine serata con tripudio di fazzoletti verdeblu al cielo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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