Giornata indimenticabile ma ora c’è l’incubo mobilità
L’azienda castellana di case mobili andrà all’asta la prossima settimana Gli operai sperano nell’operazione di scouting portata avanti dalla Regione
ROMA. Tutto bello, tutto vero. Non è stato un sogno, ma all'orizzonte ce già un incubo. Da oggi cosa succede? Il tempo scorre inesorabile e la data tanto temuta si avvicina terribilmente. Il 5 marzo scadrà la cassa integrazione per 147 lavoratori della Shelbox (attualmente una quindicina sono “distaccati” con contratti a tempo in altre aziende). E se entro quel giorno non spunta un possibile acquirente , scatterà la mobilità. Ma non solo. Nel frattempo l'azienda andrà all'asta (la prima è in programma la prossima settimana). Papa Francesco ha esortato le istituzioni a muoversi, a fare il massimo. Per la verità finora non erano rimaste a guardare. Ma non è bastato, complici la crisi, un mercato quello delle case mobili che ormai è stato “mangiato” dalle concorrenti (anche se dipendenti e istituzioni hanno rimarcato a più riprese che la priorità è far ripartire la produzione, al di là del settore), e una situazione fallimentare che sicuramente non è quella più idoneo ad attirare investitori. «E' stata un’emozione indescrivibile – sottolinea il sindaco Giovanni Occhipinti – non solo per la consapevolezza di trovarsi fronte ad una grande personalità come il Papa, ma anche e direi soprattutto per le parole che ha pronunciato sulla difficile situazione dei lavoratori Shelbox, collegando il tema del lavoro a quello della difesa della dignità della persona. Ciò deve rappresentare per tutti noi, in quanto esponenti delle istituzioni, un richiamo forte a rimuovere tutti gli ostacoli di ordine burocratico che possono frenare la ripresa e lo sviluppo. E’ tempo di guardare ad uno scenario più ampio, per utilizzare al meglio tutte quelle opportunità che possono venire anche dall’Europa». Nuova linfa grazie alle parole del Papa, che però non possono cancellare tutta l'amarezza per come un'azienda modello è stata trasformata in una “bomba sociale” per tutta la Valdelsa: «La Shelbox – rimarca il sindaco – era leader nella produzione». Ma questo ormai fa parte del passato: «Dai prossimi giorni dobbiamo lavorare tutti insieme per far decollare un progetto in grado di recuperare occupazione nell'area di Castelfiorentino, che può ospitare fino a 40mila quadrati coperti dedicati alla produzione. Collegata alla nuova 429. La Regione sta portando avanti da tempo un'operazione di scouting». Ma il compratore, per ora, non è spuntato fuori. E ora è il momento di premere sull'acceleratore, di andare oltre le proprie possibilità, prendendo esempio dai lavoratori che sono stati capaci, a suon di eventi, dibatti, corsi e calendari, di tenere viva la battaglia per oltre un anno, fino a portare, appena due settimane fa, la “politica” nel “loro” stabilimento: dai sindaci fino ai parlamentari, per “festegggiare” insieme il “compleanno amaro». Ora quella politica è chiamata a dare risposte concrete, perché la solidarietà non basta più: «La Diocesi – sottolinea don Giovanni Momigli, direttore pastorale delle problematiche del lavoro e organizzatore della “trasferta” insieme a Betori – ha fatto tutto ciò che era nelle sue possibilità. Quando veniamo chiamati dai lavoratori – come è successo in questo caso – cerchiamo di fare il massimo sul piano del sostegno a chi è in difficoltà, ma anche della sensibilizzazione, soprattutto in una situazione paradossale come questa, che aveva commesse e che lavorava anche con l'estero: c'erano tutte le caratteristiche per andare avanti». Momigli non risparmia una bacchettata ad alcuni imprenditori: «Il fatto che qualche socio – dopo la chiusura di Shelbox – abbia riaperto non lontano un'altra ditta che fa lo stesso prodotto, spinge la chiesa a un richiamo sul piano etico e della responsabilità sociale».
Al fianco della Shelbox anche il presidente della Camera di commercio di Firenze, Vasco Galgani, castellano doc: «Sono qui per solidarietà nei confronti di tanti miei concittadini che ormai da un anno si trovano in questa situazione complicata; ma anche per assicurare che anche il nostro ente è vivo e si sta adoperando per cercare una soluzione. Siamo impegnati a intercettare qualsiasi opportunità. È l'unica cosa che possiamo fare: trovare uno o più soggetti intenzionati ad investire in quel settore. Tutti ci auguriamo sviluppi positivi, ma bisogna anche tenere conto che ogni giorno in Toscana si registrano emorragie di posti di lavoro». Ma il compito spetta alla politica: «Mi auguro che chi ha la responsabilità di guidare il Paese, trovi le condizioni e la sensibilità perché si possa ridare un po' di ossigeno alle famiglie, in modo tale da recuperare un po' di quella fiducia che in passato ha fatto grande l'Italia».
Francesco Turchi
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