Il Tirreno

Empoli

In ventisei prelevati alle 5 del mattino dai fascisti repubblichini

C’è una data ancora oggi impressa nella memoria di Empoli e degli empolesi: l’8 marzo 1944. Fu il giorno più triste della nostra città, quello della deportazione degli operai della vetreria Taddei...

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C’è una data ancora oggi impressa nella memoria di Empoli e degli empolesi: l’8 marzo 1944. Fu il giorno più triste della nostra città, quello della deportazione degli operai della vetreria Taddei verso i campi di sterminio. Oggi di quegli uomini strappati ai loro familiari resta una lapide in via Fratelli Rosselli e ancora in piedi c’è la ciminiera dell’industria. I fatti sono noti. Nel mondo operaio del 1944 c'era da tempo un forte risentimento a causa dei sacrifici imposti dal regime fascista e per questo fu deciso uno sciopero generale di protesta. La sera del 4 marzo 1944 anche alla Taddei gli operai si riunirono tutti davanti ai cancelli della fabbrica in segno di protesta. Finito lo sciopero fu ripreso il lavoro, ma alcuni giorni dopo, alle 5 del mattino dell'8 marzo, gli operai videro arrivare il capo turno con un elenco in mano. Lesse dei nomi aggiungendo che i chiamati dovevano presentarsi in ufficio da un impiegato. Fuori in realtà li aspettavano dei fascisti repubblichini. Gli operai erano in 26 e furono portati nella caserma di via Carrucci, dove stavano confluendo altre persone sorprese per la strada o prelevate dalle loro case. Vennero contati e consegnati a dei giovani fascisti che li accompagnarono alla nuova destinazione: la caserma degli allievi Carabinieri di stanza a Firenze. Era la tarda mattinata. Il comandante li indirizzò ad una nuova sede: la famosa Banda Carità (le SS italiane). Quando li costrinsero ad entrare, in gruppi di 50, in piccoli spazi dotati di robusti cancelli di ferro, erano tutti in uno stato di profonda apprensione. Dopo un ennesimo trasferimento alle Scuole Leopoldine, vennero trasportati alla stazione di Santa Maria Novella, al binario 6 dove erano pronti dei carri bestiame nei quali furono stipati, 40 per carro. Oggi c'è una targa accanto a quel binario, in memoria di un viaggio verso i campi di concentramento per quasi tutti senza ritorno.

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