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Cento famiglie in fila per i pacchi alimentari

Cento famiglie in fila per i pacchi alimentari

In aumento le richieste di aiuto alla Caritas di Montelupo, la metà sono di italiani L’assessore Tizzanini: «Sinergia per superare l’assistenzialismo fine a se stesso»

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MONTELUPO. Ottomila persone (quasi la metà sono italiane) hanno bussato alla porta dei venti centri di ascolto della Caritas diocesana nel 2013. E soltanto a Montelupo sono stati distribuiti 1.600 pacchi alimentari a un centinaio di famiglie, con un incremento del 12% rispetto all’anno precedente. In crescita anche la distribuzione di mobili e vestiti usati. Anche questo è uno “spaccato” che fotografa la crisi. Non solo perché i numeri sono elevati e in crescita, ma anche per le caratteristiche di coloro che si rivolgono all’organismo pastorale dell’Arcidiocesi di Firenze: «Tra i destinatari dei pacchi – racconta Giuseppe Tofani, in prima linea tra i volontari della Caritas – c’è anche chi è in possesso di un’auto non esattamente economica. E c’è chi ce lo sottolinea. Ma in realtà è l’effetto della crisi. Perché in tanti si ritrovano senza un lavoro da un giorno all’altro e magari prima riuscivano a pagare l’affitto e a mantenere un certo tipo di macchina e poi all’improvviso si ritrovano senza uno stipendio». I “nuovi poveri” sono in costante aumento. Quasi la metà (48%) degli assistiti a Montelupo sono italiani, il 18% albanesi, il 15% romeni, l’11% marocchini e il restante 13% di altre nazionalità. Ma per fortuna anche il cuore della gente è sempre più grande: in crescita il numero di coloro che si mettono al servizio delle proprie comunità parrocchiali per aiutare e accompagnare chi ha più bisogno, i poveri, i malati, gli anziani, i dimenticati, «le vittime di una società troppo spesso distratta o indifferente verso coloro che fanno fatica a far sentire la propria voce. Montelupo, che sabato ospiterà il convegno annuale della Caritas (vedi box), è un esempio virtuoso. Da queste parti la Caritas ha messo le radici 21 anni fa, per volontà del cardinale Piovanelli. Ed è decollata fino a coinvolgere tutte le parrocchie del Comune. Oggi nei locali di via Santa Lucia gli operatori cercano di dare risposte alle richieste sempre crescenti. Attraverso piccole somme di denaro per pagare la bolletta o comprare la bombola del gas. E con i pacchi alimentari: pasta, riso, zucchero, caffè, pelati, legumi, tonno e farina. Che arrivano grazie alle collette, ma anche dalle raccolte alimentari in chiesa: «E la cosa bella – conferma don Francesco Catelani – è che i parrocchiani portano sempre più prodotti: quando le famiglie fanno la spesa pensano anche a chi ha bisogno».

Risultati ottenuti grazie a un lavoro “di squadra”, con le associazioni di volontariato, a cominciare da “Vecchie e nuove povertà” e nonostante le difficoltà (per esempio la Coop fino all’estate scorsa girava alla Caritas i prodotti freschi vicini alla scadenza e ora invece li vende ai clienti al 50%). Ma nel “fare squadra” un ruolo importante ce l’hanno anche il Comune e i servizi sociali: «Attraverso – spiega l’assessore Giacomo Tizzanini – lo scambio dei nominativi, in modo da evitare sovrapposizione negli interventi. Lavoriamo per superare l’assistenzialismo fine a se stesso». E in quest’ottica anche la distribuzione dei pacchi alla stessa famiglia va avanti al massimo per due anni, proprio per non far trasformare la ricerca dell’aiuto in uno stile di vita.

Francesco Turchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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