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Taglio del 10% ai contratti di solidarietà
Brutta sorpresa per centinaia di dipendenti. La Cgil: «Sotto le feste 5 richieste di “cassa” al giorno»
EMPOLI. Un altro colpo agli ammortizzatori sociali. Stavolta a farne le spese saranno le centinaia di lavoratori dell’Empolese Valdelsa che sono in regime di contratti di solidarietà e che dovranno fare i conti con un taglio del 10% alla loro retribuzione. La brutta sorpresa è contenuta nella Legge di stabilità appena approvata.
Il contratto di solidarietà prevede per legge una retribuzione pari al 60 per cento dello stipendio. Finora nelle Leggi finanziarie e nelle precedenti Leggi di stabilità, lo Stato integrava la retribuzione aggiungendo un 20 per cento e portando quindi l’entità del contratto di solidarietà all’80 per cento dello stipendio normale.
La Legge di stabilità appena approvata però prevede un’integrazione solo del 10 per cento, che per i lavoratori significa un taglio secco del 10 per cento di quanto prendono adesso con i contratti di solidarietà, che sono accordi stipulati tra l’azienda e le rappresentanze sindacali, che prevedono la diminuzione dell’orario di lavoro al fine di mantenere l’occupazione in caso di crisi e quindi evitare la riduzione del personale, oppure (ma più raramente) favorire nuove assunzioni.
«In questo modo – sottolinea il segretario della Cgil dell’Empolese Valdelsa, Rossano Rossi – si continuano a tagliare le risorse nel campo degli strumenti contro la crisi. Il contratto di solidarietà dalle nostre parti – purtroppo – non è uno strumento particolarmente gettonato: soltanto un 10% delle aziende in crisi decide di utilizzarlo. Ma questo taglio riguarda comunque alcune centinaia di lavoratori dell’Empolese Valdelsa».
Tutto questo in un contesto drammatico: «E intanto sul finanziamento della cassa integrazione in deroga si va avanti a singhiozzo: invece di stanziare a livello nazionale quei 3 miliardi di euro che permetterebbero di pareggiare i conti, si va avanti a piccole dosi, con il risultato che ai lavoratori quei soldi arrivano dopo 3-4, ma anche cinque mesi». E in questo caso la platea degli interessati è vastissima, nell’ordine delle migliaia di unità: «Ogni giorno – spiega Rossano Rossi – arrivano nella sede della Cgil nuove richieste di cassa in deroga dalle aziende».
E le festività non hanno frenato la triste tendenza: «Tanto per fare qualche esempio, abbiamo ricevuto sette richieste il 23 dicembre, cinque la vigilia di Natale, altrettante oggi (ieri, ndr)». (f.t.)
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