Il Tirreno

Empoli

Posto a rischio per 21 autisti «Portiamo i bus nei municipi»

di Francesco Turchi
Posto a rischio per 21 autisti «Portiamo i bus nei municipi»

I lavoratori potrebbero non essere riassorbiti dai nuovo gestori del servizio in tre Comuni su quattro Cgil: «Faremo causa alle amministrazioni. La Regione convochi il tavolo». Il 2 gennaio summit a Roma

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EMPOLI. Prima hanno lavorato gratis per mesi. Poi hanno accettato (anche perché non avevano alternative) una busta paga media di 450 euro. E ora, nonostante i sacrifici e il senso di responsabilità dimostrato, gli autisti rischiano di ritrovarsi in mezzo a una strada. Ma stavolta i 21 lavoratori (su 23 che fanno capo al deposito cerretese) sono pronti a fare la voce grossa: «Porteremo i pulmini in municipio». Perché la loro azienda, la Falaschi, è fallita. E i quattro Comuni del circondario (Montelupo, Vinci, Cerreto Guidi e Capraia e Limite) hanno deciso di riassegnare il servizio con una gara unica ma suddivisa in tre lotti (e senza inserire il “paletto” della clausola sociale, che avrebbe imposto al nuovo gestore di assumere gli autisti in uscita dalla Falaschi). Una scelta che – secondo lavoratori e sindacati – ha finito per non rendere appetibile l’appalto per le grandi aziende. E infatti a Vinci e Montelupo la gara è andata deserta. Ma non solo. A Cerreto Guidi e Capraia e Limite l’appalto è andato a un’associazione temporanea di imprese guidata dalla Cnp di Lamporecchio. Che per coprire le linee di Capraia e Limite (a partire dal 7 gennaio) “utilizzerà” i due autisti che già lavoravano per Falaschi, mentre su Cerreto Guidi – dove sono necessari otto autisti – al massimo ne assumerà quattro con contratto a tempo determinato nel periodo marzo-ottobre, quando i dipendenti della Cnp sono impegnati nelle gite turistiche.

Un quadro complicato e preoccupante in vista dell’incontro, fissato per il 2 gennaio a Roma, con il curatore fallimentare Mario Venezia che cercherà di fare una mappa a livello nazionale di tutti gli appalti e le relative criticità della Falaschi. E dovrà decidere se dare l’ok all’esercizio provvisorio fino a giugno, come ipotizzato dal prefetto di Pisa dopo un incontro coi sindaci. In quel caso a Montelupo e Vinci il servizio potrà essere portato avanti dalla Falaschi: «Ma queste persone – sottolinea Sergio Luschi della Cgil – non possono continuare a lavorare per 450 euro al mese, senza più indennità per la mensa e le cosiddette ore di attesa, lavorando però lo stesso tempo di prima. Vorrei capire con quali modalità verrebbero pagati i dipendenti». Sindacati e lavoratori si sentono traditi dai sindaci: «Sulla clausola sociale – spiega Luschi – i Comuni hanno dato un’interpretazione diversa dalla nostra. Non è accettabile che a Cerreto Guidi il servizio riprenda dal 7 gennaio senza gli autisti Falaschi, che hanno tutto il diritto di essere i protagonisti della nuova fase del servizio». Ci va giù pesante Alessio Ammannati della Filt Cgil: «In questa incredibile vicenda ci sono due responsabili: l’azienda e i Comuni. Mentre in Toscana si fa una gara unica per il trasporto pubblico locale a livello regionale, quattro Comuni suddividono un appalto in tre lotti, senza peraltro avere il coraggio di introdurre dappertutto la clausola sociale». Nel mirino anche il precedente bando, aggiudicato alla Falaschi: «Come può un’azienda garantire un servizio di qualità per 1,5 €/km? È ovvio che finisce per tagliare su stipendi e manutenzione dei mezzi. Già ora siamo saliti a 2,05 €/km, ma sono comunque pochi. Si pretende di esternalizzare i servizi spendendo ancora meno rispetto a quando venivano svolti dai dipendenti pubblici. Per tutti questi motivi siamo pronti a fare causa ai Comuni». Ma nel frattempo c’è ancora spazio per trovare una soluzione-tampone: «Regione e Provincia aprano un nuovo tavolo – è l’appello di Ammannati – con l’obiettivo di rivedere l’appalto: si riparta da zero e si inserisca la clausola sociale. La politica – che finora ha fallito – faccia ciò che non ha fatto finora». E Luschi aggiunge: «Siamo disponibili da subito a un incontro. Facciamolo prima del 2 gennaio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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