Il presidio
Stop ai controlli sulle caldaie Si rischia di pagare 80 euro
Le difficoltà derivano dal passaggio delle deleghe dal Circondario all’Unione dei Comuni Bloccata anche la riscossione dei pagamenti di cinque euro per l’autocertificazione
EMPOLI. Il passaggio dal Circondario all’Unione dei Comuni sta procedendo, ma non manca di lasciare sul percorso dei disagi. Il servizio di controllo delle caldaie, che da quest’anno coinvolge tutti i comuni ad eccezione di Empoli, infatti, è fermo ormai da oltre un mese. Inoltre, da lunedì scorso l’Unione ha bloccato anche la riscossione dei soldi per la campagna di autocertificazione svolta dagli stessi caldaisti privati che effettuano la manutenzione ordinaria degli impianti termici ogni anno. Disagi questi che sono legati al passaggio delle deleghe da un ente all’altro con il tramite della Provincia, ma che rischiano di ripercuotersi direttamente sui cittadini. Sì, perché il rischio è che, non essendo stati in grado di versare i 5 euro che certificano l’avvenuta revisione della caldaia, nel momento in cui ripartiranno i controlli saranno costretti a pagare 80 euro per il sopralluogo.
Dall’Unione, il direttore Alfiero Ciampolini assicura che «la discussione è in corso e la situazione dovrebbe tornare alla normalità nel giro di poco tempo». Tuttavia, di certezze incrollabili ce ne sono ben poche perché fino a quando non sarà sbloccato l’iter non potranno essere rinnovati i contratti con i tecnici delegati al servizio, cioè l’ingegner Paolo Bianconi e la sua squadra. Senza la definizione delle deleghe, insomma, non ci può essere impegno di spesa da parte dell’ente di piazza della Vittoria e senza impegno di spesa non ci sono i soldi per poter rinnovare e onorare i contratti.
Al momento il servizio rimane attivo solo ad Empoli (il quale per la precisione ha cominciato con qualche settimana di ritardo rispetto al resto dei comuni) che, in quanto comune con popolazione superiore a 40mila abitanti, per legge ha la possibilità di gestirlo in proprio e di conseguenza da quest’anno ha deciso di andare avanti da sé. Nel resto dei comuni i controlli a campione sugli impianti termici, delegati dalla Provincia all’Unione, rimangono in stand-by. Finora i sopralluoghi dei tecnici incaricati avevano portato alla luce centinaia di irregolarità. All’inizio di novembre, infatti, sui 2.200 impianti controllati 1.700 erano risultati non in regola. Quattro caldaie su cinque, insomma, sono risultate non conformi con una percentuale del 10-15% di esse che «potrebbero avere una grave pericolosità se non adeguati nell’immediato», come spiegava Alessandro Monti, responsabile dell’ufficio ambiente dell’Unione.
Detto questo, il disagio potrebbe anche essere minimo per i cittadini se la campagna di autocertificazione andasse avanti spedita. In questo caso, infatti, gli elenchi di coloro che hanno svolto regolarmente la manutenzione rimarrebbero aggiornati e i sopralluoghi dei tecnici dell’Unione potrebbero focalizzarsi su chi non ha aderito alla campagna. Se davvero fosse questione di poche settimane, lo stop provocherebbe solo dei ritardi e nulla più per le famiglie. Il problema è che non è così: come accennato, infatti, è stata bloccata anche la riscossione del contributo di 5 euro per l’autocertificazione, che per inciso scongiurerebbe il pagamento di 80 euro per un eventuale controllo. L’Unione ha comunicato alle imprese del settore di non riscuotere più i soldi dai proprietari degli impianti a partire dallo scorso lunedì. Molte ditte continuano a comunicare agli uffici dell’ente di piazza della Vittoria gli elenchi degli interventi di manutenzione effettuati. Ma se lo stop dovesse prolungarsi potrebbero generarsi dei disservizi notevoli per i cittadini che nella peggiore delle ipotesi, una volta ripartiti i sopralluoghi dei tecnici delegati dall’Unione, si ritroverebbero a pagare decine di euro dal momento che non hanno potuto aderire alla campagna seppure per un disagio non dipendente dalla loro volontà.
Marco Pagli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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