Lamenti e grida tra le macerie un vigile del fuoco racconta
EMPOLI. Il 29 dicembre il commissario prefettizio Paolinelli inviava un rapporto al capo della Provincia di Firenze relativamente all'incursione aerea di tre giorni prima sulla città. Il documento,...
EMPOLI. Il 29 dicembre il commissario prefettizio Paolinelli inviava un rapporto al capo della Provincia di Firenze relativamente all'incursione aerea di tre giorni prima sulla città. Il documento, del quale proponiamo alcuni estratti, è conservato nell'archivio storico comunale. «L'opera di soccorso ebbe inizio poco dopo l'incursione; non appena, cioè, si poté presumere che fosse scomparso il pericolo di successive ondate; e con un primo sommario accertamento dei luoghi colpiti e dei danni prodotti; i quali apparvero subito ingenti sebbene limitati alle zone adiacenti alla stazione ed alla linea ferroviaria. Poco dopo si seppe di altri danni verificatisi nel prossimo sobborgo di Pontorme. A pomeriggio più inoltrato sopraggiunse anche, per l'organizzazione dei servizi tecnici, un ingegnere del Genio Civile che, con l'ingegnere Picchiotti di Limite, l'ingegnere Chiarugi ed il geometra Cecchi, già prima chiamati telefonicamente dall'amministrazione comunale e subito accorsi sul posto, finì di organizzare i servizi di smassamento con quelle prime squadre di opranti che era stato possibile reclutare. Tali servizi proseguirono poi parzialmente durante tutta la notte, in specialmente di un gruppo di lavoratori più esperti e meglio attrezzati, che riuscirono, superando notevoli difficoltà e impiegando una forza di volontà degna di particolare rilievo, a liberare da un pesantissimo ammasso di macerie e di rottami di ogni specie, una intera famiglia, ponendo in salvo ben quattro vite che durante la notte stessa avrebbero trovato morte quasi sicura tra torture indicibili. Un servizio che merita una particolare segnalazione fu quello dell'improvvisata istituzione, ad opera degli uffici comunali dell'alimentazione, di un luogo di ristoro per i sinistrati e per le squadre di soccorso presso il locale collegio Calasanzio dei padri Scolopi. Durante la notte del 26 dicembre furono interessate, ad opera del Comune e del Fascio, tutte le fattorie ed aziende agrarie della zona perché alle prime ore del mattino seguente facessero affluire nelle località colpite numerose squadre di coloni ed opranti onde proseguire e condurre a termine nel più breve tempo i lavori di smassamento e remozione delle macerie e conseguente disseppellimento di cadaveri».
Oltre al documento è rimasta anche una testimonianza , è quella del vigile del fuoco Gino Mazzoni riportata da Nino Bini nel suo volume “Empoli il giorno di Santo Stefano (1993)”. «Quella mattina mi ricordo che tirava un forte vento di tramontana ed il cielo era limpido. Verso le una mentre stavo godendomi quell'insperato sole dicembrino, appoggiato ad una delle colonne di entrata del nostro piazzale esterno, si fermò a parlare un amico di nome Angelo, che portava il mio stesso cognome. La conversazione fu breve. Era già l'ora del pranzo ed Angelo aveva le nipotine che lo aspettavano, tant'è che aveva con sé un sacchetto di carta bianca con dentro dei biscottini (cose rare in quei momenti). A passo svelto s'incamminò per le Cascine. Un po' annoiato mi misi a passeggiare avanti e indietro sul marciapiede. Mentre stavo così camminando, una forza enorme mi spinse violentemente in avanti e caddi per terra. Mi alzai intontito e vidi delle grandi fumate nere alzarsi in direzione delle Cascine; subito dopo i tremendi boati mi fecero capire cosa stesse succedendo. Corsi in caserma ed i miei colleghi vigili stavano già facendo uscire le due autopompe dal deposito. Saltai sulla prima e , per via Leonardo Da Vinci, giungemmo al sottopassaggio ferroviario di via Ridolfi. Lì ci rendemmo subito conto della tragedia. Tante persone stravolte e piangenti ci vennero incontro. Qualcuno chiedeva disperatamente il nostro aiuto per salvare la propria famiglia sepolta sotto le macerie della casa. Il nostro autocarro prese la via delle Cascine. A metà del viale IV novembre lo spettacolo era orribile. Le bianche costruzioni erano ridotte a mucchi di polvere. I crateri aperti dalle bombe obbligavano il nostro autista a difficili manovre. Da ogni parte si udivano lamenti e invocazioni d'aiuto».
Poi, nella testimonianza di Mazzoni, i primi corpi senza vita estratti dalle macerie, la devastazione del bombardamento e le grida, nelle orecchie e nel cuore, di coloro che invocavano aiuto. E il cadavere del suo amico Angelo Mazzoni, sorpreso dalle esplosioni sulla porta di casa, e i cadaveri delle nipotine. E quel sacchetto di biscotti che non arriverà mai a destinazione, stretto fra le mani del nonno premuroso ormai esanime.
(p.s.)
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