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Natale senza la tredicesima per centinaia di lavoratori
In molte aziende si è scelto un accordo tra le parti per dilazionare in più mesi i compensi. Ma ci sono anche aziende artigiane che hanno preso un finanziamento per onorare la scadenza
EMPOLI. Più che quella di un treno in corsa verso l’uscita da un lunghissimo tunnel, l’immagine più verosimile della situazione produttiva e lavorativa nell’Empolese Valdelsa così come in tutto il paese è quella di un sottomarino in picchiata verso gli abissi marini più profondi. Sempre più buio, sempre meno ossigeno. Gli spiragli di cui molti parlano, insomma, sembrano essere più alle spalle che davanti agli occhi. Non è un caso, infatti, che anche quest’anno, giunti alle porte delle feste natalizie, centinaia di lavoratori resteranno senza la tredicesima. Mancanza di liquidità cronica e scadenze fiscali sempre più difficili da onorare sono gli ostacoli più comuni per le imprese del territorio.
E così molte di esse non saranno in grado di versarlo in tempo e sceglieranno, attraverso accordi per così dire fiduciari con i propri dipendenti, di dilazionarlo in più mesi o di erogarlo nei primi mesi del prossimo anno. La realtà che accomuna tutte le situazioni di questo tipo è quella di un’attività che attraversa un momento di difficoltà economica. Magari non troppo grave da richiedere gli ammortizzatori sociali, ma comunque tale da chiedere un sacrificio non da poco ai propri dipendenti. «Ovviamente quantificare il fenomeno è molto complicato – spiega Rossano Rossi, segretario della Camera del lavoro di Empoli – ma i casi sono diversi, in linea con quanto accade a livello nazionale. Stimiamo che coloro che dovranno rinunciare del tutto o in parte alla tredicesima a dicembre saranno qualche centinaio di lavoratori nell’area. D’altronde ufficialmente non abbiamo riscontri poiché la soluzione di rimandare o dilazionare il pagamento è frutto di accordi per così dire sotto banco tra proprietari e lavoratori. C’è chi magari paga la tredicesima dopo dieci giorni rispetto a quanto stabilito o chi versa l’assegno in più soluzioni o ancora chi attende il mese successivo».
In ogni caso, una cosa è certa. «Al di là dei possibili accordi – chiarisce Rossi – la tredicesima è un diritto e non un surplus concesso dalle imprese, pertanto va corrisposto». Ma, come in un gioco degli specchi, il mancato pagamento delle tredicesime non ha una faccia sola. E se per i lavoratori rappresenta una deroga ad un proprio diritto e la riduzione della propria capacità di spesa, per gli esercenti ha le sembianze di una diga che argina drammaticamente le vendite natalizie. «Il problema c’è – attacca Lapo Cantini, coordinatore di Confesercenti di zona – ma la mancata erogazione del supplemento preoccupa dal punto di vista della riduzione dei consumi delle famiglie. Infatti ad eccezione delle catene di franchising, dove accade che ai dipendenti non venga pagato il doppio mese a dicembre, per il resto il grosso degli esercizi ha pochi dipendenti e magari la riduzione degli affari si cerca di compensarla aumentando le ore lavorative».
Senza contare il problema dell’aumento del costo della vita. «Anche nei casi in cui la tredicesima viene pagata – continua – essa è sempre più erosa da oneri come tasse, bollette e assicurazioni. Non a caso le vendite sull’abbigliamento non stanno andando a gonfie vele e anche nella ristorazione la situazione non è troppo buona». Tuttavia, c’è anche chi per onorare i pagamenti decide di accendere dei finanziamenti in banca. «Le nostre aziende generalmente si organizzano per tempo – raccolta Elena Bardi, coordinatrice Cna Empolese Valdelsa – e già da novembre cominciano a fare i conti per riuscire a pagare le tredicesime. Negli ultimi anni è accaduto sempre più di frequente che chi non aveva la liquidità sufficiente a fare i versamenti, sia ricorso a finanziamenti per rispettare i tempi».
Marco Pagli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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