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Empoli

Rinviati a giudizio tre ragazzi per il massacro dei carabinieri

Rinviati a giudizio tre ragazzi per il massacro dei carabinieri

Il giudice del tribunale dei minorenni ha fissato l’udienza a ottobre del prossimo anno. Capi d’imputazione pesanti per tutti: dovranno rispondere di omicidio volontario e rapina

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«Era Pasquetta babbo... era una bella giornata... eravamo dei pischelli». Parlava con il linguaggio dei ragazzi, Matteo Gorelli, il ventunenne condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio del carabiniere Antonio Santarelli, ucciso a bastonate la mattina del rave di Sorano, solo perchè aveva fermato l’auto sulla quale viaggiava il ragazzo di Cerreto Guidi. Con lui, il 25 aprile 2011, c’erano altri tre ragazzini, tre «pischelli» che non sono intervenuti per fermare il loro amico che con un bastone ha mandato in coma l’appuntato scelto dei carabinieri ferendo anche il suo collega Domenico Marino. Il carabiniere Santarelli è morto, Marino ha perso un occhio, Gorelli sta scontando i venti anni di condanna nella comunità milanese di don Mazzi.

I tre giovani, due ragazzi dell’Empolese e una ragazza che abita vicino a Firenze, che erano in auto con il giovane di Cerreto Guidi, ieri (martedì 26 novembre) si sono presentati al tribunale dei minori di Firenze per l’udienza preliminare. Un appuntamento importante, durante il quale si doveva decidere il futuro dei tre ragazzi. Diventati maggiorenni da poco, il giudice del tribunale dei minori ha deciso di rinviarli a giudizio, fissando l’udienza dibattimentale per il 15 ottobre dell’anno prossimo. Passerà tanto tempo prima che i tre giovani tornino in aula. Pesanti i capi d’imputazione: omicidio volontario e tentato omicidio in concorso, rapina.

Ma anche resistenza a pubblico ufficiale, per i due amici maschi di Gorelli e spaccio, reato che è stato contestato a uno dei due ragazzini. La mattina della mattanza di Sorano, quando i quattro ragazzi della provincia di Firenze si sono fermati sulla strada che avrebbe dovuto portare la Renault Clio fino al rave, uno di loro aveva mille euro in tasca. Matteo Gorelli avrebbe chiesto al ragazzo dove avesse preso quei soldi. «Ho spacciato in discoteca, non te ne sei accorto?». Una risposta che gli è costata anche l’imputazione per spaccio.

A Matteo Gorelli, invece, a settembre scorso la Corte di assiste di appello di Firenze gli aveva ridotto la pena: dall'ergastolo (a dicembre 2012) ai 30 anni e da questi, con la scelta confermata del rito abbreviato e lo sconto di un terzo da questo dipendente, ai 20.

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