Italia
Troppi furti, i commercianti vogliono le telecamere
Parte la protesta per i ritardi rispetto a quanto era stato promesso dal Comune «Subiamo anche atti vandalici e le commesse si fanno scortare per paura di rapine»
EMPOLI. Sfiducia, rabbia e paura sono i sentimenti che aleggiano tra i commercianti di via Leonardo Da Vinci, sempre più bersaglio di furti e atti vandalici. «Se ci fossero state le telecamere non sarebbero venuti a rubare tre volte, tra mercoledì e giovedì pomeriggio» dichiara Mila Benvenuti, dell’ “Outlet del capello” che chiama in causa il Comune di Empoli per i ritardi sull’installazione dell’impianto di videosorveglianza con quasi 40 apparecchi (ora ce ne solo solo alcuni).
Oltre al suoi negozio hanno rubato anche da Aleph e poi c’è stato un tentativo di portare via un palio di occhiali nel negozio di ottica. «Hanno avuto il coraggio di tentare di rompere la mia vetrina - continua Benvenuti - e poi, non riuscendoci sono andati davanti alla biblioteca, hanno preso un mattone e me l’hanno sfondata. E dopo l’intervento dei carabinieri, non contenti, sono andati a fare un altro furto. Non hanno paura di niente».
La titolare del negozio, che complessivamente ha subito tre furti, si è dotata di un impianto di videosorveglianza: «Metterò anche un cancello e poi manderò il conto al Comune». Dello stesso tono le dichiarazioni di Antonio Sabatino, titolare del “Bar Leontina” che accusa l’amministrazione comunale: «Nel nostro bar non ci sono state rapine, ma furti sì – dichiara Sabatino – Mi hanno rubato due biciclette dalle rastrelliere. Lo scorso anno poi mi hanno fatto sparire delle fioriere. Sono quattro anni che il Comune ci promette le telecamere. In estate abbiamo fatto un incontro ed avevano detto che a settembre sarebbe stato tutto pronto. E ancora niente. Voglio vedere se questa è la volta buona». Una situazione di disagio percepita da tutti, anche da chi, come l’ottico Simone Siani, ha subito solo dei tentativi di furto ma che denuncia atti vandalici continui: «La settimana scorsa hanno forzato due automobili parcheggiate in fondo alla strada, rompendo i finestrini. Non penso sia una bella immagine». Sani, tra l’altro, si presta gentilmente anche di fare da scorta, per usare un termine affatto improprio, alle commesse dei negozi vicini, che hanno paura di essere rapinate nelle ore di chiusura mentre abbassano la saracinesca, oppure mentre arrivano a piedi alle loro automobili parcheggiate lontano dalla zona a pagamento. È il caso di Stefania Cappelli e di Martina Neri del negozio “Nature House” che lo scorso anno, dopo pochi mesi dall’apertura hanno subito una rapina da parte di banditi che gli hanno puntato contro un coltello. «Costringo il mio fidanzato a venirmi a prendere tutte le sere da Castelfiorentino – dichiara Stefania, – Da quel giorno non sono più tranquilla. Il parcheggio dell’auto è a più di un chilometro e la sera, soprattutto quando è buio qui davanti non c’è un’illuminazione sufficiente».
La sua collega Martina afferma che anche con le telecamere il problema non si risolve perché «Non sai mai chi puoi trovare la sera quando esci con l’incasso o chi entra in negozio perché la zona è piena di balordi che vanno in giro tutto il giorno». Tutti i commercianti di via Da Vinci, lamentano schiamazzi e atti vandalici ai danni di vetrine e degli stessi negozi da parte di chi sembra ingaggiare veri e propri duelli personali con i commercianti. È il caso del proprietario del negozio di abbigliamento “Aleph” che è stato oggetto di atti vandalici da parte di qualche balordo che dopo aver defecato davanti alla vetrina si è poi divertito a spalmare le feci fin davanti la porta. Oppure anche allo scontro quasi quotidiano come nel caso di Salvina D’Angelo, titolare della profumeria “Il Valentino”, che da un po’ di tempo riceve puntuali “irruzioni” da parte di un bambino di etnia rom che anche davanti ai clienti entra nel negozio buttando all’aria tutto e arraffando qualche prodotto prima di mettersi in fuga con la refurtiva. «Una volta l’ho inseguito e ho trovato la madre - spiega la commerciante - Le ho intimato di non fare entrare più il figlio nel mio negozio, altrimenti l’avrei segnalata alle forze dell’ordine».
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