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Un tesoretto in fumo senza Comune unico La Cgil attacca il Pd
Il segretario: «Se non si va in questa direzione si perdono 100 milioni e la possibilità di uscire dal patto di stabilità»
EMPOLI. Un Comune unico per l’Empolese Valdelsa con 170 mila abitanti, per rilanciare l’economia, razionalizzare i costi della politica e dare una svolta di democrazia diretta all’Unione dei Comuni che allo stato attuale «non è un organo eletto dai cittadini». Sono queste i termini della proposta che arriva dalla Cgil del circondario che, attraverso le parole del segretario Rossano Rossi, avverte: «Se non sfruttiamo questa occasione rischiamo di perdere un tesoretto di circa 100 milioni di euro. La politica dia un segnale. Propongo ai prossimi candidati a sindaco di inserirlo nei programmi elettorali».
La Cgil prende posizione mettendosi dalla parte di chi, nel Partito Democratico, vuole fare il salto dall’Unione verso il Comune Unico. «Ritengo anacronistico il campanilismo mostrato da alcuni giovani esponenti della politica locale» dichiara polemicamente Rossano Rossi in riferimento alle prese di posizioni di chi, sempre nel PD, invece, vorrebbe accorpare gli undici comuni del circondario in due o tre, come la renziana Brenda Barnini. «Se l’Unione ha un senso è quella di fare il salto ad un Comune Unico con 170 mila abitanti che ci permette di acquisire peso politico e istituzionale a livello regionale - spiega - vista la possibilità sempre più concreta di realizzare aree metropolitane come quella di Firenze-Prato-Pistoia. Altrimenti si cade in una fossa».
Il riferimento di Rossi è al tesoretto che lo Stato e le Regioni hanno destinato ai Comuni che realizzeranno gli accorpamenti in vista della prossima soppressione delle Province, quanto mai attesa dopo anni di tentennamenti. Il primo beneficio che i Comuni del circondario riceverebbero, infatti, è quello economico. «I Comuni che promuoveranno l’accorpamento nelle cosiddette aree vaste, riceveranno un contributo di 250 mila euro dalla Regione; in più avrebbero un 20% in più di trasferimenti statali e, cosa affatto trascurabile, l’uscita dal patto di stabilità per tre anni. «Su quest’ultimo punto – conclude Rossi – Sappiamo che oggi abbiamo diversi milioni di euro bloccati per le politiche di austerity dell’eurozona. Senza l’asfissia del patto di stabilità, insieme alla liquidità vera e propria che arriverebbero, si potrebbe dare un impulso importante all’economia locale».
Un secondo aspetto importante e che riguarda non solo l’aspetto economico, ma anche quello etico della politica, riguarda poi la realizzazione di un Comune unico che permetta di realizzare una “economia di scala” ovvero razionalizzare gli sprechi di denaro pubblico per dirigenti e personale amministrativo. «Tagliare sui dirigenti e accorpare gli sportelli non vorrebbe dire isolare i Comuni più lontani dai centri di grande comunicazione. Attivando l’Urp si potrà garantire a tutti i cittadini un servizio anche migliore di quello che c’è con il beneficio di risparmiare altre centinaia di migliaia di euro l’anno. Perché bisogna insistere ad avere tre comandanti dei vigili o tre uffici del personale se ne può avere uno che funziona e che ci costa un terzo?» Queste le domande che si fa Rossi proprio in riferimento all’idea di costituire più Comuni piuttosto che uno. E infine il terzo aspetto, quello democratico. «L’unione di Comuni non è un organo eletto democraticamente – dichiara in ultima battuta Rossi, – E rischia di essere un organo di “secondo grado” oltre che un cattivo esempio di democrazia ».
Antonio Lanza
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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