Il presidio
Tempi lunghi, zero liquidità gli artigiani bocciano i bandi
Troppo spesso gli aiuti non risolvono il problema principale, l’accesso al credito Cna: «Così non si va incontro alle vere esigenze di chi avvia o ha già un’attività»
EMPOLI. I bandi ci sono (anche se la progettazione è in ritardo per il futuro) e molti sono rivolti a giovani e a donne. Ma non basta per venire incontro alle esigenze di chi vorrebbe aprire un’attività e ancor meno per chi l’azienda ce l’ha già e vorrebbe investire. Cna, che dei problemi della piccola impresa ne sa qualcosa, è convinta che i paracadute istituzionali all’impresa siano pieni di buchi. «Di strumenti rivolti agli imprenditori, specie per coloro che decidono di aprire per la prima volta, ce ne sono diversi – spiega Elena Brogi, nuova coordinatrice della Confederazione degli artigiani di zona – purtroppo però troppo spesso non riescono a venire incontro a quelle che sono le vere esigenze di chi sta per avviare o ha già un’attività».
Le esigenze, che poi sono l’altra faccia delle difficoltà, sono la mancanza di liquidità, la lentezza nella gestione dei fondi e la mancanza di prospettiva nei confronti di chi vorrebbe continuare a investire. Quelle principali almeno, che Cna mette in cima alla lista delle cose che andrebbero fatte per riportare un po’ di luce dentro al tunnel. «Lo sforzo che la Regione e anche gli enti locali stanno facendo è sicuramente encomiabile – continua Brogi – ma ci sono dei limiti evidenti. Tanto per cominciare non ci sono, o sono pochi, i bandi che concedono liquidità effettiva all’imprenditoria giovanile e virtuosa: non chiediamo l’assistenzialismo senza responsabilità, ma forme di concessione a garanzia. Anche perché il principale problema di chi fa impresa in questo momento è quello del credito. Le banche, da anni ormai, sono sempre più restie a concedere finanziamenti e per di più adesso anche le riserve, alle quali molti si erano affidati per andare avanti, sono finite».
Senza contare poi che, anche quando uno decide di buttarsi e invia domanda per accedere ad un bando, ci sono dei tempi tecnici per ricevere risposta che non agevolano. Solitamente si tratta di due-tre mesi di attesa, spesso addirittura qualcosa in più. Una cosa difficilmente aggirabile, secondo istituzioni ed enti che lanciano i bandi, dal momento che spesso le domande da selezionare sono talmente tante che non c’è modo di alleggerire i tempi. Ma contemporaneamente un problema per chi sta dall’altra parte. «C’è bisogno di una sburocratizzazione delle procedure – prosegue la coordinatrice di Cna – a volte c’è da presentare una montagna di carte e spesso succede che vengano richiesti documenti che non possono avere: capita che a chi è in procinto di aprire venga richiesto lo storico, come è possibile?» Per arrivare al terzo punto messo all’ordine del giorno, e cioè un maggiore impegno nei confronti di chi vuole investire. «Tutti i bandi, o quasi, vanno nella direzione della sussistenza – attacca – ovviamente aiutare le aziende che sono in difficoltà è importante, ma la politica dovrebbe avere anche uno sguardo più largo che comprenda anche e soprattutto quelle fasce sane del tessuto produttivo che vorrebbero allargarsi ma non ci riescono. Bisogna scommettere su chi lavora bene e ha la possibilità di accrescere il proprio mercato. E poi, tornando ai giovani, c’è bisogno di accompagnarli in un percorso difficile e impegnativo come è quello di aprire un’attività: è necessario trovare, come è già stato fatto in diversi comuni della zona con la formazione, sistemi per avvicinare i giovani al mondo del lavoro». Tuttavia, proprio come successo con la formazione, anche la progettazione dei bandi è in ritardo e si attende ancora la pubblicazione del programma 2014-20.
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