Il mosaico romano che giace sepolto nell’area abbandonata
È quello alla villa di Castellina di un ricchissimo aristocratico Dopo la conclusione dello scavo è stato tutto ricoperto
LIMITE. In pochi hanno potuto ammirare la meravigliosa scena di caccia rappresentata nel riquadro centrale del mosaico scoperto nell’ambiente più rappresentativo della villa romana della Castellina di Limite. Quei pochi, invitati dalle autorità, si recarono sul posto per un paio d’ore in un pomeriggio di sole di maggio dell’anno scorso. Poi, con i teli e la sabbia tutto è stato ricoperto e occultato. Le erbacce cresciute sopra il pesante strato di terra hanno fatto il resto, e oggi chi transita a fianco dello scavo nemmeno immagina cosa sia stato sepolto in quell’area recintata, apparentemente abbandonata, a fianco di un insediamento industriale.
Ma facciamo un passo indietro, e ricordiamo cosa avvenne nella primavera del 2012. In realtà noi ci eravamo recati sul luogo dello scavo, e ne avevamo scritto, già durante gli anni precedenti, fin dal 2010, quando gli archeologi avevano cominciato a scavare. E già allora le notizie apparivano di straordinario rilievo. Che là, sotto alcuni metri di terreno, fossero sepolti dei mosaici lo avevano intuito comunque anche nel 1983, durante alcuni saggi di scavo effettuati con una pala meccanica sotto la supervisione della Soprintendenza archeologica. Ma nell’aprile del 2012, quando gli studenti dell’Università di Pisa, guidati dal professor Federico Cantini in uno scavo stratigrafico che ha restituito risultati eccezionali, videro affiorare migliaia di tesserine colorate che straordinariamente assemblate disegnavano scene di caccia in un meraviglioso turbinio di colori, la sorpresa li colse d’improvviso e l’emozione prese il sopravvento. Davanti a loro si stendeva un tappeto musivo largo 5 metri e lungo oltre 4 metri e mezzo, e si trattava solo della metà dell’intero mosaico (l’altra metà si trova purtroppo interrata sotto una strada carrabile attigua allo scavo).
La scoperta archeologica è avvenuta in un’area situata poco dietro l’abitato della Castellina, proprio lungo la strada che conduce verso Castra, nel comune di Capraia e Limite. Lo scavo, iniziato nel 2010, ha riportato alla luce le forme di una monumentale villa romana del periodo imperiale. «Il sito in corso di scavo ha restituito una serie di strutture murarie riferibili a varie frequentazioni – spiegava il professor Federico Cantini – e la villa di età tardo imperiale (metà del IV secolo D.C.), probabilmente costruita su terrazzamenti digradanti dalla collina fino al corso d’acqua, è impostata su strutture preesistenti, alcune di età repubblicana risalenti alla centuriazione dell’area. La villa presenta una struttura dalle dimensioni straordinarie ed abbiamo riportato alla luce, oltre ad ambienti termali, un edificio absidato, probabilmente il salone di rappresentanza del patronus della villa; la sorpresa è poi arrivata con il ritrovamento del mosaico proprio all’interno di questo ambiente». A questo punto viene da chiedersi chi sia stato l’artefice di tutto questo. «Nella struttura semicircolare destinata ad ospitare una fontana - rispondeva Lorella Alderighi della soprintendenza archeologica - è stata rinvenuta un’epigrafe nella quale si legge il nome del proprietario della villa, Vettio Agorio Pretestato». Il nome ha ancor oggi il potere di far sobbalzare sulle loro sedie gli studiosi di storia romana. Si tratta di un personaggio citato da numerosi autori latini e molto noto, ricchissimo, morto alla fine del IV secolo D.C., che faceva parte della cerchia di aristocratici conservatori cultori della vetustas e difensori del paganesimo contro l’avanzata sempre più incalzante della religione cristiana. Da prefetto dell’Urbe fece erigere il tempio ai 12 dèi protettori della città, o Dii consentes, nel 367 D.C. L’amenità del luogo, situato nelle vicinanze dell’Arno, in una piana all’epoca incantevole, – se Pretestato tornasse oggi a visitare il luogo verrebbe colto da infarto, vista la zona industriale ed i numerosi condomini costruiti- sulle sponde di un ruscello, giocò sicuramente un ruolo importante nella scelta di Pretestato di farsi costruire la villa. Evidentemente il buon gusto non gli mancava, ed il mosaico policromo rinvenuto ne è la testimonianza più diretta. Infatti, la grande opera d’arte in opus tessellatum, con tessere quadrate di 7-10 millimetri di lato, realizzata prevalentemente con materiali lapidei reperiti sul posto, è riferibile proprio al periodo di massimo splendore nella vita pubblica di Vettio Pretestato, che nel 364 D.C. ricopriva la carica di governatore di Tuscia ed Umbria. Non stupisce che avesse molte proprietà in queste zone. Fra il III ed il IV secolo Dopo Cristo siamo in un periodo in cui la ricchezza si concentra nelle mani di pochi grandi proprietari aristocratici, che costruiscono enormi complessi monumentali, destinati allo sfruttamento agricolo del territorio in luoghi.
Il paragone di questa scoperta con la grandiosa villa romana del casale di piazza Armerina, costruita fra il III ed il IV secolo D. C. ad esempio, come affermano gli archeologi, non è azzardato. «Adesso – concluse nel 2012 la dottoressa Alderighi - sarà necessario proteggere lo scavo, in attesa di reperire le risorse. Mosaico e strutture rinvenute saranno coperte con teloni e con la sabbia per preservarli dai fenomeni atmosferici». Detto, fatto, tanto è vero che oggi tutto il complesso risulta inaccessibile anche alla vista, in attesa che qualcuno si faccia vivo e metta a disposizione un po’ di risorse.
Gli scavi proseguirono nel 2012 con alcuni saggi nell’area circostante la villa, laddove gli strumenti georadar avevano dato segno di evidenti anomalie che fecero pensare a strutture sommerse di notevoli dimensioni. Peraltro, anche con una semplice osservazione superficiale, si vedono affiorare ancora nella piana situata nelle vicinanze dello scavo resti di mura piuttosto eloquenti. Insomma, là sotto potrebbe esserci un vero tesoro. La superficie dalla villa doveva estendersi anche nell’area contigua all’attuale scavo, occupata adesso da un capannone e da alcune case. In definitiva, metà del mosaico si trova al di sotto di una strada che conduce ad una fabbrica di proprietà privata. E nessuno per ora l’ha mai visto.
Paolo Santini
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