Il presidio
Lavori nel condominio la riforma porta il caos
Con le nuove regole bisogna accantonare l’importo dell’intero intervento Gianassi della Cna: «Si rischia un forte rallentamento delle commesse»
EMPOLI. Sarà un carattere nazionale tutto nostro, sarà negligenza o peggio ancora malafede. Sta di fatto che spesso, fin troppo spesso in Italia, riforma non fa rima con certezza e determinatezza delle regole. Si vara una serie di norme per poi accorgersi che il rimedio preso è a volte peggiore del male stesso. Saranno contenti gli amanti del brivido e della suspense, un po' meno gli interessati dalla normativa del momento. In questo caso un pubblico decisamente folto: da una parte gli abitanti dei circa 5mila condomini dell'Empolese Valdelsa e dall'altra le oltre 1.500 aziende del territorio che si occupano di manutenzione e ristrutturazione.
A far scattare un grosso campanello di allarme per questi ultimi è stata una apparentemente piccola modifica contenuta nella riforma dei condomini, approvata alla fine dello scorso anno ed entrata in vigore pochi mesi fa. Il cambiamento di un singolo articolo del codice penale che da solo rischia di gettare altra sabbia negli ingranaggi del settore edile. In sostanza, la novità prevede che per le opere di manutenzione straordinaria sia obbligatoria la costituzione di un fondo di importo pari all'ammontare dei lavori. Se si decide di fare un lavoro, insomma, bisogna prima che i condomini abbiano versato la loro parte sul conto corrente dello stabile. Altrimenti l'amministratore non può firmare i contratti e tutto rimane fermo. Ma se da una parte questo provvedimento tappa una grossa falla per le aziende, cioè il problema dei lavori eseguiti e non pagati. Dall'altra spalanca una voragine in un momento di difficoltà estrema per le famiglie: basta che uno solo dei residenti non versi la propria quota perché magari non è in grado di pagare e il cantiere non si apre. Le ripercussioni su un settore più che mai in crisi, ma allo stesso tempo più che mai cruciale per l'economia territoriale e non solo, sono evidenti. «Premesso che per le aziende non c'è cosa peggiore del lavorare senza incassare e che la riforma intraprende un cammino in questo senso – spiega Paolo Gianassi, coordinatore di Cna Empolese Valdelsa – c'è da dire che la situazione non è stata gestita nel modo giusto. Al momento della redazione della riforma già si potevano immaginare quali sarebbero stati i contraccolpi di un cambiamento del genere. Eppure non sono state previste facilitazioni finanziarie o comunque sistemi di riequilibrio calibrati sul momento di crisi che sta attraversando l'edilizia. Così si rischia un forte rallentamento delle commesse, che potrebbe essere un colpo di grazia per molte piccole imprese del comparto».
A livello nazionale l'Anaci (Associazione nazionale amministratori condominiali e immobiliari) ha stimato che la modifica costerà qualcosa come 1,2 miliardi di euro. Centinaia di migliaia di euro nel circondario, che sarebbero ossigeno per le microimprese del comparto e che servirebbero a migliorare la situazione delle migliaia di condomini per i quali la crisi ha fatto ritardare molto spesso rifacimenti e manutenzioni straordinarie. Ma che rimarranno bloccati in attesa di tempi migliori. Tanto più che il momento pareva più che mai favorevole per mettere in atto questi interventi, visto che il pacchetto di sgravi e detrazioni sulle ristrutturazioni ha ricevuto il via libera dal governo poche settimane fa. «Con questo provvedimento si è dato un slancio notevole al lavoro, specie delle piccole e piccolissime imprese – continua Gianassi – ma non si possono creare cortocircuiti come quello introdotto dalla riforma dei condomini. Nella nostra zona, tra l'altro, questa tipologia abitativa non è poi così frequente come nelle grandi città, ma c'è da considerare che le nostre aziende non lavorano solo sul territorio ma anche e soprattutto nelle periferie delle città di provincia, dove i condomini di 50-60 residenti abbondano». Soluzioni e contromisure valide all'orizzonte non se ne vedono. Anche perché la possibilità, ventilata da molti per ovviare all'ingorgo, di ricorrere a fideiussioni o a finanziamenti rischia di scontrarsi con ulteriori problemi. Tanto per cominciare questo aggraverebbe i costi tra interessi e spese varie. Ma, pur essendo disposti a pagare qualcosa in più per far partire i lavori, rimane l'intoppo principale che è quello della concessione del credito da parte degli istituti bancari, difficile da ottenere specie per aziende piccole spesso alle prese con il calo degli ordinativi e la riscossione dei lavori.
Marco Pagli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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