Il Tirreno

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CURIOSITÀ

A zonzo sul filo della memoria

Dalle Scarelle all’argine vecchio, passando dal vicolo Roccone

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FUCECCHIO. A zonzo per Fucecchio (capoluogo e dintorni), sul filo della memoria. Si parte con Le Scarelle: teatro di rivalità - fantasia e realtà - e di corse schiantacuore, di primavera, i primi soli a fiaccare le gambe.Valdarnese: segno d'una sconfitta diventata storia, piccola storia, esaltata da pochi. Il condottiero Castruccio Castracani tradito dai traditori. Gattavaia: un'erta. Un arco. Odori acuti. Un passato di gloria, sopraffatto dal tempo.Vicolo del Roccone:mozzicone con lame di sole. Silenzioso. Deserto. Testimone d'amori giovanili, rapidi. Al crepuscolo. La Ferruzza: era l'albero della cuccagna, il 15 agosto, festa dell'Assunta. La processione. I fuochi d'artificio, la sera, decretavano la fine delle vacanze. Per i più era la fine dell'estate. Il Piazzale: era la liberazione dopo la scuola. Era le borgette buttate su erba (poca) e ghiaino (tanto), per improvvisare porte, per partite di calcio a perdifiato, un palo della luce a impallare. Il Poggio: balcone, carico di storia, sulla valle dell'Arno, il silenzio nel tramonto, il Monte Serra a far da scenario a tramonti d'incanto. La via del Ponte: era lo struscio nei pomeriggi di festa, d'estate, l'occhio alle ragazze, che andavano a gruppi, la curiosità infantile per il trenino della fornace di mattoni, carico d'argilla. Lo stadio: pomposamente, il Tre Archi, sempre affollato. Teatro di partite accanite. I Moriani. Caleo. Salani. Collo. Galli. Donati. Guerrieri. Rizzato. I fratelli Cenci. Giannini. Leardi. Salvadori. Pascucci. Sgherri. Nomi d'una passione antica. L'argine vecchio: era le sere d'estate, la mano di lei nella tua. Il suo calore.

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