Il presidio
Il popolo sogna di salire sul trono col “Canadese”
L’esperto capitano ha un feeling speciale con gli atleti bianconeri: «Qui si fa sul serio»
CERRETO GUIDI. Porta Caracosta non ha intenzione di stare a guardare, anzi è pronta a dare battaglia alle altre tre concorrenti. Tra conferme e ritorni, i bianconeri hanno affidato la propria squadra alle mani esperte di un capitano di lungo corso: Marco Pisano, il Canadese. «L'ultima volta che sono salito sul palco del Palio da capitano - spiega - era il 2001. Prima ero stato giocatore, nella gara sui troppoli, e capitano della squadra dei ragazzi». Un percorso completo il suo, che lo porta ad avere un buon ascendente sui propri atleti, che si allenano da settimane in piazza Saint Marcel.
«Una differenza con il passato? Prima si provava, magari anche intensamente, mentre ora si tratta di veri e propri allenamenti in vista del Palio. Certamente, i risultati si vedono perché i tempi sono più bassi soprattutto nei giochi di corsia e per chi durante l'anno non pratica altri sport, i giochi del Palio possono essere una valida alternativa ed un impegno serio». Marco Pisano anche da giocatore si è tolto diverse soddisfazioni, facendosi ricordare dal popolo bianconero come uno dei troppolisti più forti di sempre. «Essere capitano è una responsabilità diversa, - sottolinea il bianconero - perché devi essere sempre attento a tutto. Vivi ogni singolo gioco con tensione costante, che però scarichi di volta in volta, mentre il giocatore è concentrato su se stesso, sulla propria gara». Per lui una sfida in casa, in quanto il capitano di Porta al Palagio, Alessandro Palatresi, è suo cognato. «Il Palio, anche e soprattutto quello dei Ragazzi - conclude il capitano - è per me una cosa stupenda: ti insegna a vincere e a perdere, ma soprattutto a stare con gli altri». Se ogni contrada ha la propria bandiera, quel personaggio che c'è sempre stato ed ha ancora voglia di esserci, per i bianconeri di Caracosta l'impegno, la passione e la memoria storica sono sintetizzabili in un nome, quello di Bruno Ciattini. «Tra i tanti ricordi belli - dice Ciattini - sicuramente la vittoria nel 1970 come contrada più bella. Avevamo allestito la strada coi lumini ad olio, c'era la porta in legno che avevano costruito Ivo Lelli, Franco Baldacci, Roberto Santini e Piero di Marga». Lui c'è sempre stato, dal primo presidente Carlo Dini, passando per Adriano Tofanelli, Mario Rossetti e Piero Innocenti, per arrivare ad oggi con Rino Sabatini. «Nei primi anni - sottolinea Ciattini - da ricordare il grande impegno di Isaldo Bonaccorsi, il Doccia». Tra i tanti ricordi, anche l'amarezza per essere rimasti soltanto in tre accanto al presidente Adriano Tofanelli, nel 1990. «Poi nel 1993 nacquero gli sbandieratori - conclude Ciattini - ed io c'ero quando salirono sul palco e vennero fischiati. Ma siamo andati avanti comunque».
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