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Chiesto un vitalizio per il regista Giuseppe Ferrara
L’autore, castellano d’origine, è in gravi difficoltà e per lui si sono mobilitati quattro parlamentari toscani
CASTELFIORENTINO. «Chiediamo al governo, proprio in coincidenza dell'apertura della Mostra d'arte cinematografica di Venezia, di concedere al regista Giuseppe Ferrara i benefici della legge Bacchelli, il provvedimento che stanzia un vitalizio per cittadini illustri in stato di necessità». Lo propongono i senatori Pd Andrea Marcucci, presidente della commissione cultura di Palazzo Madama, Laura Cantini, già primo cittadino di Castelfiorentino, città dove il regista è nato, e i deputati David Ermini ed Ernesto Magorno. Il regista, 81 anni, che ha firmato numerosi film sui casi più scottanti degli ultimi 50 anni di storia, è malato e si trova in gravi difficoltà economiche. Per questo è partita la richiesta da parte di due deputati e due senatori toscani.
«Ferrara - spiegano - è l'autore di film che hanno fatto la storia del cinema di inchiesta e di ricostruzione storica delle pagine più dolorose della nostra storia recente, come “Il caso Moro”, “Cento giorni a Palermo”, “Giuseppe Falcone” e “I banchieri di Dio”. La richiesta di concedere all'artista i benefici della legge è stata avanzata da mesi».
Ma al primo appello per il riconoscimento del vitalizio, firmato da decine e decine tra registi, intellettuali e attori, non è seguita l’approvazione del provvedimento da parte del precedente governo. Ora Laura Cantini, che lo ha conosciuto a Castelfiorentino, e gli altri tre parlamentari in concomitanza con l’apertura del festival di Venezia, ci hanno riprovato. «Sarebbe un bel segnale - concludono gli esponenti del Pd - una decisione in tal senso comunicata proprio durante la Mostra di Venezia, la più importante manifestazione dedicata al grande schermo nel nostro paese».
Giuseppe Ferrara, di famiglia castellana, ha vissuto in Valdelsa fino agli anni dell’Università. Il regista si laureò a Firenze alla facoltà di lettere e negli anni Sessanta si spostò a Roma. Ma nell’ambito dei suoi ritorni al luogo d’origine, all’interno di un progetto sulla Resistenza, Ferrara girò “Brigata partigiana”, documentario che per la prima volta vide mescolarsi immagini ricostruite con materiali di repertorio, una fusione che diventerà presto una sua peculiarità.
Altri aspetti della realtà valdelsana sono affrontati in “Tramonto della mezzadria”, sullo spopolamento dei poderi di campagna, e “Il pregiudizio sociale”. Da qui poi Ferrara ha firmato una lunga serie di lavori su scandali, mafia e sui fatti più importanti degli ultimi decenni. Tra le opere più note appunto “Cento giorni a Palermo” (1984), “Il Caso Moro” premiato a Berlino con l’Orso d’argento (1986), “Giovanni Falcone” (1993), “Segreto di Stato” (1995), “I banchieri di Dio – Il Caso Calvi” (2002), “Guido che sfidò le Brigate Rosse” (2005), che hanno riscosso un vasto consenso di pubblico e di critica. Ferrara ha pubblicato inoltre saggi sui registi Luchino Visconti (1964) e Francesco Rosi e sul fenomeno del “Nuovo Cinema Italiano”. È stato anche docente di regia alla facoltà di “Scienze della Formazione” dell’Università di Perugia.
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