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Intervento sbagliato l’Asl condannata a pagare 400mila euro
Paziente riporta danni biologici permanenti per l’errore in sala operatoria. Battaglia legale chiusa dopo tre anni
EMPOLI. Un paziente riporta danni biologici permanenti a causa di un intervento chirurgico sbagliato. E l’Asl 11 viene condannata dal Tribunale di Empoli a pagare oltre quattrocentomila euro di risarcimento.
L’episodio risale al 2010, ma la battaglia tra le parti si è conclusa solo adesso con una transazione da quarantamila euro che mette la parola fine alla questione. Dagli uffici di via dei Cappuccini a Empoli preferiscono mantenere il massimo riserbo sull’episodio, sul tipo di operazione e sui danni causati dall’errore commesso dal personale sanitario in sala operatoria. I pochi particolari sulla vicenda vengono forniti dai documenti ufficiali pubblicati all’albo pretorio aziendale.
Il fatto risale al 24 marzo 2010. Mentre il paziente era sotto i ferri per un intervento chirurgico «nella disciplina di urologia» – si limita a spiegare l’Asl – qualcosa evidentemente andò per il verso sbagliato, al punto che il paziente riportò danni biologici permanenti. Da quel momento è iniziata una battaglia legala andata avanti per oltre tre anni e che si è conclusa con la condanna dell’Asl.
«Il sinistro – scrive l’Azienda – fu inizialmente preso in carico da parte del Comitato di gestione», in data 11 novembre 2010. Il 7 marzo dell’anno successivo «fu notificato all’Asl l’atto di citazione».
In seguito all’esito della perizia tecnica, il giudice del Tribunale di Firenze – sezione distaccata di Empoli, Daniela Bonacchi ha emesso «ordinanza di condanna per l’Asl al pagamento a titolo provvisionale nei confronti di parte attrice di 396mila euro, oltre accessori di legge e spese di giudizio, valutate in quindicimila euro», ai quali bisogna aggiungere anche gli interessi legali, calcolati in 3.585 euro: per un totale di 415mila euro a carico dell’Asl: una cifra che – come sottolineato nella determina – andrà a gravare sul bilancio di esercizio 2013.
La somma è stata liquidata con due distinte determinazioni dirigenziali del 4 e del 21 luglio, con quest’ultima che dava il via al pagamento dei ventimila euro rimanenti, in seguito alla doppia intimazione inviata dal legale.
Una settimana più tardi, alla fine dello scorso mese di luglio, le due parti hanno sottoscritto una transazione «con la quale si stabilisce che le parti si danno atto reciprocamente di voler addivenire a una conciliazione e di non voler proseguire il giudizio» attraverso la liquidazione a saldo di ogni spettanza, della somma di quarantamila euro, che mette definitivamente la parola fine alla vicenda dal punto di vista legale.
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