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Grinta e astuzia per la contrada regina del Cerro
Il factotum e il capitano rivelano i segreti dei 20 successi conquistati dai biancoazzurri
CERRETO GUIDI. Quarantacinque anni di Palio del Cerro, ma per qualcuno sembra ieri. Come per Alvaro Selmi, Raro per i cerretesi, uno dei personaggi-simbolo dei biancazzurri. Lui c'era nel 1969 ed ancora non si stanca di andare ogni sera a vedere gli allenamenti dei giocatori della propria contrada.
«Il ricordo più bello che ho del Palio - dice Raro, dalla sede della contrada ammantata dai venti drappi conquistati - è sicuramente quello legato alla vittoria di mio fratello Lido nella gara sui troppoli il primo anno».
Un pozzo di aneddoti e ricordi. «Allora - racconta il factotum biancazzurro - si andava, anche di nascosto, in Gugnani a vedere cosa faceva Palagio o a San Zio per controllare i progressi di Fiorentina, come gli altri facevano di sicuro anche con noi».
Gli uomini del tiro alla fune che si allenavano a Monsummano, tirando fuori da un pozzo una macina da mulino legata ad una corda fatta scorrere intorno ad una carrucola. Raro c'era nel 1977, l'anno del Palio non assegnato. «Ma noi quel cencio l'avevamo vinto - sottolinea, anche se sono passati più di trent'anni - il nostro concorrente aveva vinto la gara».
Porta Santa Maria al Pozzolo si presenta alla quarantacinquesima edizione del Palio del Cerro confermando lo stesso capitano dello scorso anno, Lorenzo Mazzei. Un ragazzo di 27 anni, cresciuto in contrada prima da bambino come figurante e poi come troppolista (vincente) del Palio dei Ragazzi, poi sempre troppolista (ancora vincente) del Palio del Cerro. «Il ruolo di capitano non me lo sento cucito addosso - spiega serenamente Lorenzo - anzi, per me ce n’è uno solo: Siliano Antonini. Certo, è un onore, ma per me protagonisti del Palio sono sempre e comunque i giocatori, in questo caso i miei giocatori». Un'analisi lucida del proprio ruolo, attento a rappresentare il popolo di Pozzolo sul palco ed a tutelare i giocatori che indosseranno la maglia biancazzurra. «Non è facile crescere in contrada, c'è sempre la paura di deludere qualcuno, di non essere all'altezza delle tue stesse aspettative. Salgo sul palco con l'obiettivo di fare del mio meglio, non voglio che i giocatori subiscano quello che ho subito io quando ero in corsia, ossia lanci di oggetti e prese di mira. Non vivo questo ruolo con ansia, non salgo sul palco per litigare perché questa non è la politica della nostra contrada».
Perché il Palio è anche un gioco di nervi, si punta su una tecnica sempre maggiore, regolamenti sempre più particolareggiati e conseguenti maggiori rischi di squalifiche. «Sul palco - consiglia “Raro”, in questo caso voce dell'esperienza - non si deve regalare nulla a nessuno, questo deve essere lo spirito per un bel palio combattuto».
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