Il presidio
Erano mesi che maltrattava le sue donne
La bambina quando ha visto picchiare la madre ha preso il telefono ed ha lanciato una richiesta d’aiuto
CASTELFIORENTINO. La picchiava da mesi. Tanto che la donna si era già rivolta più volte ai carabinieri. Prima in maniera informale. Poi trovando la forza e il coraggio per sporgere denuncia nei confronti di quel marito che da troppo tempo aveva sostituito l’amore con le botte e la violenza. Fino a quando l’altra mattina, di fronte all’ennesimo rifiuto l’ha riempita di schiaffi. La figlia di lei, di soli dieci anni, si è messa in mezzo per difendere la mamma. Ed è stata presa a ceffoni pure lei, strattonata più volte. Ma la bimba è riuscita a telefonare al 118 per chiedere aiuto, prima di fuggire dalla “prigione” mano nella mano con la mamma, per poi rifugiarsi in un negozio del centro di Castelfiorentino. Dove sono state trovate, pochi minuti dopo, da due carabinieri, mentre i loro colleghi facevano scattare le manette ai polsi dell’uomo.
L’ennesima storia di violenza tra le mura domestiche stavolta è stata stroncata dal coraggio di una bambina di 10 anni, che piangente e sotto shock ha trovato comunque la strada per “liberare” la mamma, anche grazie al decreto legge contro la violenza di genere che ha introdotto l’arresto obbligatorio in caso di atti persecutori e maltrattamenti (anche tra coniugi), cancellando la discrezionalità legata alla gravità del fatto e alla pericolosità sociale del soggetto.
I tre vivono in una casa a Castelfiorentino. Marito, 36 anni, moglie 34 anni, e la figlia di lei, nata dieci anni fa da una precedente relazione della donna. Sono stranieri. L’amore è finito da mesi e ormai tra i due c’è spazio solo per i litigi e le botte. I due coniugi vivono da separati in casa. Lei vorrebbe che lui se ne andasse, ma l’uomo è deciso a restare. Litigano spesso di fronte alla bambina, che in più di un’occasione vede il patrigno alzare le mani, non hanno rapporti sessuali da mesi.
Nello scorso mese di giugno il primo intervento dei carabinieri. Ma nonostante le percosse, la donna aveva deciso di non sporgere denuncia. Poi nella prima settimana di agosto i militari castellani furono costretti a tornare nell’abitazione della famiglia, in seguito all’ennesimo litigio sfociato in violenza.
Stavolta lei decide di non fargliela passare liscia. E lo querela. Poi gli chiede nuovamente di andarsene. Ma lui non ci sta. Si va avanti così altri venti giorni, prima dell’ennesima esplosione di violenza. In pieno giorno. A scatenare l’ira è il rifiuto di un rapporto sessuale. I due coniugi iniziano a litigare. Lui ben presto il marito accompagna le parole, le offese e le minacce, con gli schiaffi. In casa c’è anche la bambina. Che lo implora di smettere, di farla finita. Piange, si dispera. Alla fine si getta in mezzo, per fare scudo alla mamma. Spera che il suo intervento lo spinga a fermarsi. E invece no. Ci sono schiaffi anche per lei, l’afferra pure per il collo.
Ed è lì che la piccola capisce che c’è bisogno di un aiuto dall’esterno, che da sole non possono farcela. Trova il cellulare della mamma, digita il 118, perché probabilmente è il numero di soccorso che le è più familiare, quello che ha più impresso nella mente rispetto al 112 o al 113. Risponde la sala operativa di Firenze. E lei tra un singhiozzo e l’altro, riesce a chiedere aiuto, prima che lui faccia cadere la linea. Le due scappano per strada e trovano rifugio all’interno di un negozio. Lui resta in casa con la sua rabbia cieca. Fino all’arrivo dei carabinieri che l’arrestano in flagranza di reato e su disposizione del pm di turno, Massimo Bonfiglio, lo trasferiscono a Sollicciano, in attesa dell’udienza di convalida, fissata per la giornata di oggi.
La donna e sua figlia vengono invece portate al pronto soccorso per essere medicate e da dove sono uscite rispettivamente con sette e tre giorni di prognosi per le escoriazioni dovute alle percosse. Ora i saranno i servizi sociali ad occuparsi di loro, che possono ricostruirsi una vita in una struttura dell’Empolese Valdelsa.
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