Il Tirreno

Empoli

Se la proposta di lavoro arriva via mail è una truffa

di Marco Pagli

Crescono nell’Empolese i casi di offerte allettanti attraverso il web L’Aduc: «Spesso dietro si celano anche forme di riciclaggio di denaro»

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EMPOLI. Se l’offerta di lavoro arriva dall’estero, viaggia sul web (magari con una mail), attenzione: spesso, dietro, ci si nasconde una truffa.

Il lavoro diventa sempre più un’emergenza e, purtroppo, anche le persone che vivono di truffe si adeguano.

Negli ultimi mesi si sono intensificate le segnalazioni anche nel Circondario dell’Empolese-Valdela del fenomeno delle false offerte di lavoro.Orario flessibile, requisiti minimi e soprattutto lauti guadagni sono le molle usate per adescare le vittime.

A differenza di molti altri raggiri, poi, questa tipologia di truffa non mette a repentaglio il conto in banca, ma piuttosto la fedina penale.

L’obiettivo, infatti, è il riciclaggio di denaro sporco attraverso il passaggio di somme di denaro in fondi spesso alloggiati all’estero, utilizzando come tramite il conto corrente della vittima.

La truffa avviene interamente su Internet.

Frequentemente il canale utilizzato è la posta elettronica, ma accade anche che vengano pubblicati annunci di lavoro (fasulli ovviamente) sulle bacheche di siti specializzati in offerte.

«Questo fenomeno era molto in voga alcuni anni fa – spiega Vincenzo Donvito, dell’associazione di consumatori Aduc di Firenze – per un po’ di tempo le segnalazioni erano diminuite, ma evidentemente la crisi economica ha fatto rifiorire questo tipo di tranello. I metodi si sono affinati e spesso vengono clonati nomi e immagini di società reali, a volte anche italiane».

Il sistema – come si apprende anche dal lavoro di ricerca svolto dal sito anti-phishing.it, specializzato nello smascherare truffe e raggiri online - si basa su società nate a partire dal 2005 con l’avvento del fenomeno del phishing.

Rispondendo all’email, si entra in un vortice che può portare a concorrere in attività illegali. Il passo successivo, infatti, è l’invio di un falso contratto di lavoro nel quale viene specificata la mansione da svolgere, solitamente definita come “responsabile finanziario”.

Generalmente il testo della mail o dell’annuncio, in seguito all’indicazione dell’azienda e del referente, recita così: «La nostra azienda è conosciuta per la fornitura di diversi tipi di consulenze a terzi. Da alcuni anni operiamo anche sul mercato italiano e lavoriamo con successo. A causa dell’espansione dell’attività e il conseguente aumento del personale, siamo alla ricerca di nuovi collaboratori».

Quindi, vengono elencati i requisiti richiesti: la residenza in Italia, la maggiore età, l’accesso costante a internet e al telefono e dulcis in fundo il possesso di un conto corrente o di un conto Paypal.

L’offerta è decisamente allettante, 1.500 euro al mese come salario base oltre ad una commissione dell’8% per ogni operazione (non si specifica quale) effettuata con successo.

Inoltre i collaboratori possono usufruire di servizi accessori gratuiti come “l’assistenza dentale, l’assicurazione sanitaria, 4 settimane di ferie all’anno e molto altro”.

Per iniziare i contatti basta inviare un modulo, che viene allegato, con i propri dati personali.

Quindi si deve svolgere un periodo di formazione di 30 giorni, dopodiché si è assunti. In sostanza, il lavoro consiste nel mettere a disposizione il proprio conto corrente per ricevere somme di denaro, che dovranno poi essere girate verso un altro conto o tramite canali come WesternUnion o MoneyGram.

I soldi ricevuti provengono, però, da un conto manomesso dai truffatori, che si sono impossessati di username e password con altri raggiri.

«L’italiano stentato e soprattutto la promessa di soldi facili, ottenibili con due ore al giorno di lavoro – conclude il responsabile dell’associazione dei consumatori Aduc di Firenze, Vincenzo Donvito – sono i segnali che devono far scattare il campanello d’allarme».

A questo punto c’è solo da decidere come comportarsi. Ignorare tutto o segnalare il caso.

«Quello che si può fare è una denuncia all’Antitrust, direttamente tramite il sito dell’ente», conclude l’associazione fiorentina dei consumatori.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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