Il presidio
A Empoli la seconda vita del sarto Ahmed
Nel 2000 partì dalla Siria con moglie, figli e... la sua arte, ora realizza abiti nel negozio di via Lavagnini
EMPOLI. «In Italia mi sono rifatto una vita, devo molto a questo Paese che mi ha dato una possibilità». Ahmed Ahmed nel 2000 aveva 42 anni, con moglie e sei figli lasciò la Siria verso il Libano. Si imbarcarono su una nave stipata fino all'orlo di migranti, otto giorni in una stiva verso l'Albania senza mai vedere la luce.
Poi un altro viaggio di un giorno in motoscafo per Lecce. Da qui è iniziata la sua nuova vita. Ahmed fin da quando aveva 13 anni ha fatto il sarto, da metà aprile ha aperto la sua attività in centro a Empoli, in via Lavagnini 39. È l’ “Antica sartoria curda”, come l'ha chiamata, lui che è originario di Amouda, città nel nord est della Siria a maggioranza di popolazione curda. «È qui che da ragazzino ho appreso questo tipo di arte – racconta Ahmed, nato nel 1958 – andavi a scuola per imparare un mestiere e prenderti una licenza. La mia famiglia ha tramandato con me un lavoro molto particolare, in Siria ha una lunga tradizione. Poi la vita mi ha messo davanti ad una scelta, quella di dover abbandonare il mio paese che ancora oggi vive una situazione difficile, instabile, con una guerra civile. Già nel duemila stare nel Medio Oriente era insostenibile, così decidemmo di andarcene».
Un lungo viaggio fino in Libano, dove Ahmed si imbarcò su una nave di migranti pagandosi il trasporto coi soldi risparmiati in una vita. «Otto giorni chiusi in una stiva come animali, 160 persone stipate, nei nostri volti leggevi davvero la paura. Oggi c'è un immagine che mi porto sempre dietro: i miei figli, il più piccolo aveva quattro anni, che mi chiedono acqua e cibo e io che non posso fare niente. Non potevamo uscire fuori, se no correvamo il rischio di essere visti. La nave doveva nascondere il suo carico in tutti i modi, eravamo pressoché digiuni oltre che invisibili. Arrivammo in Albania, dormimmo per terra per diversi giorni, prima di prendere un motoscafo e sbarcare a Lecce. Essere sopravvissuti a tutto ciò è stato spaventoso».
Da qui la Sicilia, a Partinico, dove Ahmed iniziò a fare lavori diversi fino a comprarsi alcuni macchinari ed aprire una sartoria. «Il lavoro è andato molto bene per alcuni anni, ma al Sud la crisi si è fatta sentire ancora di più. Così ho deciso di venire in Toscana, uno dei miei figli abita a Certaldo da alcuni anni ed è sposato. Abito con lui, Empoli è una città accogliente, quella che cercavo per ripartire». La moglie di Ahmed è ancora in Sicilia, tre dei loro figli sono sposati (due abitano in Toscana) e tre ancora studiano. «Siamo integrati, ci sentiamo italiani e tra non molto spero di ottenere la cittadinanza. Sono in Italia da 13 anni, ho sempre pagato le tasse e lavorato. Dico grazie a questo Paese, perché mi ha ridato una vita». Ahmed realizza abiti da cerimonia, ripara capi in pelle, pellicce, jeans, tende e molto altro, taglia e cuce su misura. «Già quando ero in Siria mi specializzai nel trattare i vestiti di tipo occidentale. Ora la mia vita è a Empoli, col mio negozio e le mie macchine da cucire».
Filippo Cioni
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