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«Quei ladri hanno sconvolto la mia vita»
Parla Giovanni Collazzo colpito da un malvivente sorpreso a rubare nella sua casa di Stabbia
CERRETO GUIDI. Dopo una settimana in ospedale, un'operazione alla testa e tanta paura, è finalmente tornato a casa Giovanni Collazzo, il padre di famiglia aggredito in casa a Stabbia da due ladri trovati in camera del figlio.
Il suo primo pensiero non è per i delinquenti che lo hanno ridotto in fin di vita, ma per tutti coloro che gli sono stati vicino in questi giorni e già questo la dice lunga sulla grande forza d'animo di quest'uomo, vittima di una brutale aggressione per dieci miseri euro. «Vorrei ringraziare le forze dell'ordine – dice Giovanni Collazzo, dalla casa sulla via Francesca dove vive con la moglie e i figli – e la Pubblica Assistenza di Fucecchio che sono prontamente intervenuti e che si sono prodigati per tranquillizzare la mia famiglia, mentre io non c'ero. Ringrazio i parenti ed il paese, tutti coloro che ci hanno sostenuti, il personale del pronto soccorso di Empoli e soprattutto il personale del Cto di Firenze che in otto giorni mi hanno permesso di rimettermi in sesto».
Ore di operazione, quindici punti di sutura che tuttavia non colmano il vuoto di memoria: «Non mi ricordo niente : conferma Collazzo, operaio al calzaturificio stabbiese Broma , 51 anni – mi ricordo soltanto di essermi svegliato a Firenze, il resto me lo hanno raccontato i miei familiari». Quello che Giovanni non ricorda non è soltanto la faccia dell'aggressore, ma anche tutta la dinamica della vicenda: il ladro che entra in casa alle tre di notte, il figlio Alessandro che nota una luce e si mette ad urlare, il tentativo dei ladri di fuggire dal balcone con la borsa della moglie che conteneva dieci euro, la colluttazione e quindi il malvivente che lo colpisce alla testa con un mattone o forse un nanetto da giardino. «Questa vicenda mi ha sconvolto la vita. soprattutto perché sono un chemioterapico. Non sono abituato a piangermi addosso, ma questa aggressione mi ha scombussolato i cicli di chemio, le visite, tutto. Questa gente non sa, non capisce che quando entra in una casa non ci sono solo beni materiali, ma anche delle persone con dietro tutti i loro problemi. Non auguro il male a nessuno, spero soltanto che possano riflettere: la tranquillità e la salute sono le cose essenziali». Una vistosa fasciatura sulla testa, a coprire i quindici punti di sutura, il cranio fratturato, tanta paura ma anche fiducia nelle istituzioni è ciò che rimane adesso, a otto giorni dal fatto.
Sara Bruni
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