Il Tirreno

Empoli

Sorta su un sito etrusco la chiesa è dello Stato ma nessuno la cura

Sorta su un sito etrusco la chiesa è dello Stato ma nessuno la cura

10 LUOGHI DA SALVARE È l’antichissimo oratorio di S. Biagio che ha anche una cripta Prima era meta di pellegrinaggi, ora l’edificio sta franando

4 MINUTI DI LETTURA





MONTAIONE. Se dal castello di Montaione ci dirigiamo verso la zona delle “Mura”, sulla strada per San Miniato, percorse alcune centinaia di metri in discesa, sulla destra imbocchiamo una strada piuttosto stretta, via San Biagio. La ricerca per individuare l’antichissima chiesa di San Biagio è laboriosa; non esiste una segnalazione visibile. L’unico luogo dove ne troviamo notizia sono, oltre alle carte, le intense pagine scritte da Rino Salvestrini sulla storia di Montaione; qui troviamo menzionata la chiesetta, situata in prossimità di una cava di rame coltivata addirittura fin da epoca etrusca.

La cripta. La struttura attuale visibile dall’esterno è settecentesca, ma la vera sorpresa avviene varcando la porta d’ingresso; all’interno fa bella mostra di sé l’oratorio paleocristiano, in gran parte intatto, che funge da cripta per la struttura più moderna. Un caso unico nella zona e non solo. Lo stesso Rino Salvestrini, già sindaco di Montaione dal 1980 al 1995, raccontò alcune vicende legate a quel pezzo di storia del territorio: «Trenta anni fa crollò una trave di copertura del tetto della chiesa; contattai l’ultima erede della famiglia Baroni, allora proprietaria del terreno su cui sorge l’oratorio. La signora abitava a Catania, e le feci la proposta di donare al Comune il piccolo appezzamento di terreno, la collinetta, e l’edificio, in modo da salvare dalla distruzione la chiesa». Una famiglia imparentata con i Baroni però, decise di ristrutturare l’oratorio. Poi, dopo la morte degli ultimi eredi e varie vicende legate all’eredità della famiglia, il piccolo oratorio è passato nelle proprietà dello Stato, che probabilmente non sa nemmeno di possederlo.Nei primi anni del Novecento l’area della chiesetta era diventata un sepolcreto, ospitava le sepolture dei Baroni, poi l’oblio. «Dieci anni fa, quel luogo – proseguiva Salvestrini - era divenuto terra di nessuno, addirittura quando entrammo in chiesa trovammo la pila dell’acqua santa divelta e utilizzata da alcuni tossicodipendenti. Da quel giorno, con un gruppo di ragazzi del paese, iniziammo a lavorare per restituire all’oratorio una dignità, ripulimmo l’interno e l’esterno».

LEGGI LE PUNTATE PRECEDENTI DI 10 LUOGHI DA SALVARE

01-A_WEBL’abbandono. Oggi l’oratorio è praticamente abbandonato a se stesso, ci sono piante di quercia cresciute a pochi centimetri dalla struttura minacciandone l’integrità. La situazione è preoccupante. Anche all’interno ci sono delle crepe e degli indizi di possibili cedimenti strutturali. Oltretutto il fabbricato dell’oratorio interno, il più antico, è molto fragile, in quanto costruito in prevalenza con pietre posate a secco. E al danno si unisce la beffa; nessuno può azzardarsi a tagliare quelle piante, nessuno può fare opere di manutenzione sulla struttura, solo il proprietario, quindi lo Stato. Il proprietario però non se ne interessa minimamente, non sa, o non vuole sapere. «E noi cosa dovremmo fare – esclamano a gran voce alcuni residenti oggi come sei anni fa -, stare a guardare impotenti il crollo di un edificio fra i più importanti dell’intera zona dell’Empolese Valdelsa?». Una delle testimonianze storiche più interessanti del nostro territorio rischia di andarsene nell’indifferenza.

La storia. Quando si acquista un bene, generalmente nessuno vuole la proprietà di terreni sui quali sorgono strutture sacre. È un fenomeno diffuso che i notai e gli operatori del diritto, ma anche gli architetti ed i geometri, conoscono bene. Chiese e oratori, per il timore che rechino con se gravami di natura ecclesiastica come la decima da versare alla pieve, od obblighi e oneri di qualche genere, spesso vengono a far parte di piccole porzioni di terreno staccate che poi rimangono in una sorta di limbo. Alla fine il proprietario diventa lo Stato, come in questo caso particolare, in cui, al momento dell’ennesima successione, nessun erede legittimo ha accettato l’eredità. Anche se stiamo parlando di una struttura pressoché unica nella zona. L’oratorio paleocristiano di San Biagio sorge su una collinetta, probabilmente costruita dall’uomo; si ipotizza che l’oratorio sia stato eretto addirittura su un grandioso tumulo etrusco. L’antichissima struttura, costruita con pietre locali, fu inglobata nel secolo XVIII da una costruzione più grande, quella che oggi vediamo all’esterno; il piccolo oratorio assunse così le funzioni di cripta per la nuova chiesa. Da tempo immemorabile fino al secondo dopoguerra, nel giorno di San Biagio, il 3 febbraio, la chiesa era meta di un solenne pellegrinaggio delle famiglie del luogo e di tutti i montaionesi. La festa culminava con la celebre benedizione del fico secco, alimento fondamentale nella civiltà contadina».

10. continua

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera