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Cacciarono due medici condannati ex vertici Asl
I professionisti si rifiutarono di effettuare un cesareo e furono licenziati in tronco «Sanzione sproporzionata»: Reggiani, Porfido e Volpini pagheranno 51mila euro
EMPOLI. Si rifiutarono di coadiuvare una loro collega in un intervento di taglio cesareo. E l’allora direttore generale dell’Asl 11 li licenziò in tronco. Ma il tribunale dispose il reintegro dei due medici. E ora la Corte dei Conti ha condannato gli ex vertici dell’Asl 11 a pagare 51mila euro di risarcimento all’Azienda. Una cifra ripartita tra l’allora dg Alessandro Reggiani (31.743,43 euro), il suo successore Eugenio Porfido, da un paio di mesi passato alla guida dell’Asl livornese (9.719,84 euro) e Roberta Volpini, al tempo responsabile dell’Ufficio legale dell’Azienda empolese, oggi direttore amministrativo dell’Asl di Siena (9.463 euro).
Il fatto. Il 19 febbraio 2007 una dottoressa della Divisione di ostetricia e ginecologia dell’ospedale San Giuseppe, «ritenne necessario effettuare tempestivamente un intervento di taglio cesareo» e chiese ai colleghi Monica Zani e Alberto Taviani, entrambi ginecologi, di coadiuvarli. Ma i due professionisti manifestarono disaccordo sulla necessità ed urgenza del taglio cesareo. Che comunque fu poi eseguito senza alcuna conseguenza negativa per la madre e il bambino.
La punizione. Ritenendo non corretto il comportamento di Taviani e Zani, l’Asl avviò un procedimento disciplinare, con Reggiani e Volpini che chiesero al Comitato dei garanti della Regione Toscana di esprimere un parere in merito all’eventuale licenziamento. Il 28 maggio arrivò il pronunciamento: «Per quanto siano configurabili come un non diligente adempimento dei propri obblighi, i fatti non presentano quegli estremi di gravità, né sotto il profilo oggettivo né sotto quello soggettivo, che sono necessari per integrare una giusta causa di recesso». Nonostante ciò tre giorni dopo Zani e Taviani furono licenziati.
La battaglia. I due medici presentarono ricorso al giudice del lavoro del Tribunale di Firenze. E Reggiani conferì il mandato difensivo all’avvocato Carinci (esterno) e a Volpini. A fine luglio il giudice ordinò il reintegro dei medici cacciati, sottolineando il carattere vincolante del parere del Comitato dei garanti. L’8 agosto Carinci e Volpini presentarono ricorso, ma fu respinto.
Il conto. Nel frattempo la Procura aveva avviato le indagini, accertando che la vicenda avrebbe prodotto un grave danno all’Asl: 30mila euro per le spese legali corrisposte all’avvocato Carinci; 1.800 euro per una consulenza tecnica chiesta da Reggiani a uno studio medico di Pisa; 7.871 euro versati a Taviani a titolo di emolumenti dalla data del licenziamento alla riammissione in servizio e 11.055 euro versati a Zani per lo stesso motivo. Porfido, anche se subentrato a Reggiani in un secondo tempo, aveva comunque (1° aprile 2009) rinnovato l’incarico al legale, decidendo di proseguire l’azione giudiziaria nei confronti dei due dirigenti.
La bocciatura. Secondo la Corte dei Conti dalla condotta dei vertici aziendali «emerge un’ingiustificata resistenza avverso le ragioni dei due medici licenziati che non trova alcuna giustificazione a fronte del parere negativo del Comitato dei garanti», prima richiesto e poi disatteso. Nel mirino anche l’incarico esterno «giustificato con la peculiarità e la specialità della materia nonostante l’azienda potesse contare su un’avvocatura capace e nonostante il contenzioso riguardasse una vicenda di non particolare complessità».
I motivi. «Reggiani, Porfido e Volpini hanno inteso prima irrogare una sanzione sproporzionata rispetto all’illecito contestato, prescindendo dal parere vincolante del Comitato e poi hanno insistito nella strenua difesa in giudizio dell’amministrazione, esponendo l’azienda ad un esborso inutile».
Il conto. Reggiani e Volpini devono rispondere degli importi corrisposti dall’Asl ai due sanitari dalla data del licenziamento a quella di riammissione «che costituiscono un danno perché corrisposti in assenza di qualsiasi prestazione lavorativa». Reggiani deve inoltre rispondere della prima notula dell’avvocato Carinci (20.480 euro) e della consulenza tecnica, mentre la seconda notula di Carinci è a carico di Porfido (9.719 euro).
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