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S. Michele a Luciano un tesoro nascosto e dimenticato da tutti

S. Michele a Luciano un tesoro nascosto e dimenticato da tutti

10 LUOGHI DA SALVARE Nei boschi di Montelupo la splendida chiesa romanica è inaccessibile, introvabile per i turisti e in preda al degrado

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MONTELUPO. Nei boschi dell'Antinoro siamo tornati, trascorsi sei anni dall'ultimo sopralluogo alla ricerca di testimonianze storico artistiche da salvare, la settimana scorsa. Abbiamo fatto la nostra prima tappa presso l'inquietante e sinistro oratorio dedicato al Santissimo nome di Maria. Poi siamo tornati sui nostri passi e, nelle vicinanze, siamo andati a visitare una delle strutture più "invisibili" di tutto il territorio, una superba testimonianza dell'arte romanica, San Michele a Luciano. Valorizzare il patrimonio culturale minore, puntare sul museo diffuso costituito dalla straordinaria trama di edifici spesso autentici scrigni di opere d'arte, le pievi, i castelli, i borghi medievali, i piccoli oratori, i tabernacoli, è una delle priorità di territori a vocazione turistica; tutto questo patrimonio come può essere reso fruibile se, per chi non conosce il luogo, risulta praticamente impossibile individuare la chiesa o l'oratorio, magari pure riportati diligentemente sulle guide multimediali della zona? Una vicenda di questo genere, apparentemente incredibile, accadde ad alcuni ricercatori che avrebbero voluto recarsi ad ammirare la stupenda chiesa di San Michele Arcangelo a Luciano, nel territorio di Montelupo, sulle alture dei boschi dell'Antinoro. La raccontammo. Infuriati, telefonarono allora in redazione lamentandosi del fatto che non esistesse un cartello di segnalazione per dirigersi verso l'edificio.

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Come raggiungerla. Da allora, per la verità non è cambiato granché ed anche oggi trovare l'armonioso edificio romanico, risalente al XIII secolo, è un'impresa ardua. Proviamoci. Percorse alcune centinaia di metri lungo la strada che da Camaioni conduce verso San Vito, in prossimità di un tornante svoltiamo a destra imboccando una strada sterrata che termina sull'aia di alcune abitazioni. Proseguendo a piedi lungo un sentiero in discesa, percorriamo una strada di origine medievale, conservata perfettamente nella pregevole lastricatura ed oggi strada campestre; superati mille ostacoli e guidati soltanto dall'immaginazione e da una vecchia cartina, finalmente riusciamo ad arrivare di fronte alla chiesa. E la meraviglia è ancora più grande; l'edificio si presenta in buone condizioni, ma la fitta e rigogliosa vegetazione si sta pericolosamente insinuando alla base delle pareti della chiesa. L'edera specialmente, sta minando la struttura dalle fondamenta. Chi tutelerà questo splendido gioiello dell'architettura romanica? Quando sarà possibile per visitatori conoscerne l'esistenza e la posizione e accedervi? Queste domande attendono ancora una risposta.

01-A_WEBLa storia. Il castello di Luciano, nel Medioevo costituiva una delle fortificazioni strategiche più munite dei conti Alberti; l'egemonia fiorentina sulla zona, che seguì all'espansione nel contado della città gigliata, si consolidò agli inizi del secolo XIII, e negli anni successivi arrivarono sulla scena le più importanti famiglie fiorentine. I primi ad acquisire la zona furono i Frescobaldi, poi, alla metà del Quattrocento, gli Antinori. Il toponimo originario dunque, nel tempo è mutato, ed oggi queste zone sono menzionate con la denominazione di "boschi dell'Antinoro", apparendo pressoché scomparso il toponimo originario di Luciano. La chiesa di San Michele Arcangelo fu edificata dunque all'interno del castello di Luciano intorno alla fine del secolo XII, anche se le prime notizie risalgono alla prima metà del secolo successivo. La chiesa di San Michele fu in origine suffraganea della pieve di Signa; in seguito allo spopolamento causato dalla peste iniziata nel 1348, nei primi anni del Quattrocento San Michele venne unita alla vicina chiesa dei Santi Vito e Modesto, perdendo progressivamente d'importanza. Successivamente, sempre restando sotto il patronato dei Frescobaldi, fu annessa alla chiesa di San Mamante, ancora nel piviere di Signa.

L’architettura. La chiesa, con pianta ad aula rettangolare e tetto a due falde, è dotata di una bellissima abside coronata da archetti pensili riferibili, seppur lontanamente, allo stile lombardo. La costruzione, come molte altre consorelle "rurali" dislocate sul vicino Montalbano, è realizzata con conci di pietra arenaria disposti in regolari ricorsi legati da strati piuttosto sottili di malta; il paramento murario si presenta piuttosto integro e suggerisce una datazione relativamente alla realizzazione riferibile al secolo XII. Il campanile a vela risale ad un'epoca di costruzione posteriore a quella della chiesa. Sulla facciata, di notevole rilievo estetico il portale in conci di arenaria, fiancheggiato da due elementi marmorei. All'interno, nella zona absidale, notevoli sono le testimonianze pittoriche e decorative; in particolare, da evidenziare un affresco raffigurante "Il Cristo giudice tra la Madonna e Giovanni Battista", attribuibile ad un pittore di scuola fiorentina della prima metà del Quattrocento. La chiesa è inaccessibile ed è chiusa da un solido portone.

(9 - continua)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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