Il presidio
Via al nuovo redditometro controlli grazie ai Comuni
Al setaccio gli ultimi tre anni. Il sindaco Mangani: «Con il miglioramento dei sistemi di accertamento, nei prossimi mesi la nostra azione si intensificherà»
EMPOLI. Crisi e lotta all’evasione sono anelli di una catena che si sta facendo sempre più stretta. E così con l’avvio del nuovo redditometro, che proprio in questi giorni sta entrando in fase di lancio, i Comuni saranno chiamati a stare di più a fianco del Fisco. Utilizzare i sistemi già in dotazione (dalla banca dati Tosca ai controlli capillari svolti dalla polizia municipale), verificare eventuali incongruenze e segnalare le anomalie all’Agenzia delle Entrate. Un compito, questo, che le amministrazioni del territorio stanno già svolgendo da più di un anno e che non viene sentito come un peso dal momento che qualche risultato l’ha già portato con centinaia di segnalazioni già inviate e un tesoretto che da piccolo potrebbe farsi sempre più importante. La Finanziaria di due anni fa, infatti, spalancò la strada all’azione degli enti locali nella lotta all’evasione, dotandoli di strumenti avanzati e incentivandoli con la promessa di versare il 100% dell’imposta recuperata ai Comuni.
Il primo tassello è stato il già citato, il sofware Tosca, un cervellone capace di spiare le posizioni economiche degli oltre 90mila contribuenti del circondario grazie all’incrocio delle banche dati della pubblica amministrazione: dall’anagrafe ai tributi locali, dalle concessioni edilizie alle attività produttive, passando per le locazioni, le utenze domestiche e gli archivi di Motorizzazione e Aci. Ma le frecce nella faretra degli amministratori sono diverse. In particolare la cartina di tornasole da cui partire per individuare delle incongruenze tra redditi dichiarati ed effettive capacità economiche è rappresentata dalle dichiarazioni Isee. E poi ci sono i dati ricavabili dagli imponibili di imposta, con particolare attenzione all’Imu. Tutti strumenti già collaudati e che sono riusciti a fare emergere diverse posizioni poco chiare, portando nelle casse dei Comuni del territorio in un anno di attività alcune decine di migliaia di euro.
«La manovra del 2011 ha dato una spinta importante anche agli enti locali per quanto riguarda la lotta all’evasione fiscale – spiega Giulio Mangani, sindaco di Montespertoli e delegato a tributi e bilanci dell’Unione dei Comuni – l’accesso ai dati è stato reso più agevole grazie ai mezzi informatici e per noi è diventato più semplice individuare delle anomalie. Quando queste emergono quello che facciamo è comunicare i nostri sospetti all’Agenzia delle Entrate, che poi effettua dei controlli più accurati e accerta i dubbi. Ogni anno partono centinaia di segnalazioni dai Comuni della zona e in diversi casi i sospetti si concretizzano». Ovviamente i tagli ai trasferimenti, sommati al Patto di stabilità, e le conseguenti ristrettezze economiche hanno conferito alla battaglia anti-evasione tinte sempre più marcate di equità. «Se le agevolazioni hanno sempre meno copertura, è ancora più necessario che gli assegnatari siano in effettive condizioni di bisogno – continua Mangani – spesso però le attestazioni sono falsate e quindi si verificano delle vere e proprie ingiustizie, a danno di chi rimane fuori dalle graduatorie pur necessitando di aiuto. Quindi il nostro punto di partenza sono le dichiarazioni Isee, attraverso le quali possono venire alla luce queste disparità insopportabili. Dopodiché vengono tutti gli altri strumenti. Il primo compito è garantire la fedeltà fiscale ed una equa redistribuzione delle risorse in nostro possesso. A questo proposito penso che con il miglioramento dei sistemi (il nuovo redditometro ne è l’esempio più vicino, ndc) la nostra azione si intensificherà».
La circolare operativa diffusa due giorni fa dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ha precisato che lo strumento di verifica dei redditi comincerà con lo scandagliare le posizioni a partire dal 2009. Il redditometro si avvarrà per la determinazione dei redditi dei contribuenti sia di dati certi, di cui il Fisco già dispone, sia di dati ricostruiti attraverso un procedimento induttivo sulla base di spese standard ricavati dalle statistiche Istat. Il procedimento a carico del contribuente scatterà nel caso in cui lo scostamento tra redditi dichiarati e spese sostenute supererà il 20%. E sarà il cittadino a dover dimostrare che le uscite sostenute sono compatibili con le entrate accertate.
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