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Per la visita al Museo Bryant ha pagato guida e dipendenti

Per la visita al Museo Bryant ha pagato guida e dipendenti

È la tariffa prevista per le visite fuori orario Il personale: «Kobe e la sua famiglia gentili e curiosi»

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VINCI. «Pronto, è il Museo Leonardiano? Buongiorno, vorrei prenotare la visita per Kobe Bryant e la sua famiglia: moglie e due figlie». La telefonata è arrivata direttamente dall’hotel di Casole d’Elsa dove la stella della Nba sta trascorrendo un periodo di vacanza. A raccontare il contatto tra il fuoriclasse e il Genio è Stefania Marvogli, che si occupa di promozione e comunicazione all’interno del Museo vinciano. Sul quale – grazie all’arrivo della stella della pallacanestro – si sono accesi i riflettori degli appassionati. Che avrebbero voluto essere lì, per stringere la mano alla stella dei Lakers, chiedergli un autografo. Ma anche semplicemente per poter poi raccontare agli amici di averlo visto da vicino. Un privilegio che invece è toccato a pochi fortunati, che si sono ritrovati nel posto giusto al momento giusto. «Ma – puntualizza Marvogli – per Bryant non c’è stato alcun trattamento di favore. Lui ha chiesto di poter visitare il Museo a fine giornata, fuori dall’orario di apertura. E noi l’abbiamo accontentato, come del resto facciamo – su richiesta – anche per i gruppi organizzati».

Una visita “esclusiva” tutto sommato low-cost: Black Mamba si è accollato le spese per lo straordinario dei tre dipendenti del Museo che sono rimasti al lavoro fino alle 20 (anziché fino alle 19), una ventina di euro lorde ciascuno, oltre alla mancia. Ha pagato di tasca propria la guida turistica per la traduzione in lingua inglese (lui conosce bene l’italiano visto che è cresciuto a Pistoia dove suo padre giovava a basket). Quando hanno saputo dell’arrivo del visitatore di livello planetario, dal Museo hanno telefonato ad Alessia Angiolucci, guida turistica vinciana, che ha avuto quindi un rapporto diretto con i Bryant: «Non ho avuto neanche il tempo di rendermi esattamente conto di ciò che stava accadendo. È successo tutto così in fretta... E comunque ho visto una famiglia “normale”, curiosa, capace di apprezzare le piccole cose. Persone intelligenti interessate a capire Leonardo. Altro che atteggiamento da star, Kobe è stato gentile». Insomma, un pomeriggio indimenticabile. Per chi l’ha vissuto in prima persona, da addetto ai lavori. Ma anche per tutta Vinci, che inaspettatamente ha potuto godere di una fortissima risonanza sui media, come soltanto personaggi di questo spessore riescono a garantire.

«Per noi – sottolinea il vicesindaco e assessore alla cultura Alberto Casini – è un motivo di grande orgoglio aver ospitato l’asso del basket mondiale. E il suo arrivo, il fatto che abbia deciso di venire fin qui, anche se da bambino ha vissuto a Pistoia, significa che abbiamo anche seminato qualcosa di buono in questi anni sul piano della promozione. E mi auguro che questa visita illustre porti ancora più turisti nella nostra terra». Il pluricampione statunitense ha lasciato il segno a Vinci. E un filo di amarezza tra i dipendenti del ristorante Il Nicchio, dove sembrava si dovesse fermare per la cena: «Ci avevano messo in preallarme – confermano dal locale – ed eravamo pronto ad accoglierlo. Poi probabilmente ha cambiato programma e una volta uscito dal Museo se n’è andato subito. Peccato».

Francesco Turchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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