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Il presidio dopo l’agguato «Non deve accadere più»

Il presidio dopo l’agguato «Non deve accadere più»

I delegati delle Rsu davanti all’azienda Mac di Capraia per esprimere solidarietà al sindacalista picchiato. Cori davanti ai cancelli: la proprietaria accusa un malore

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CAPRAIA E LIMITE. Il popolo dei lavoratori sta con Massimo Menichetti. E lancia un messaggio chiaro: «Non deve succedere mai più». Decine di operai dell’Empolese Valdelsa si sono radunati – sotto le bandiere della Cgil – davanti ai cancelli del gruppo Mac di Capraia per manifestare la loro solidarietà al delegato della Rsu dell’azienda di autoadesivi picchiato a sangue da tre persone all’uscita dal lavoro. Una manifestazione pacifica terminata con qualche patema. I lavoratori hanno concluso la loro protesta sotto gli uffici dell’azienda, lanciando alcuni slogan. La proprietaria, Antonella Capaccioli – temendo di essere nel mirino – si è impaurita, ha accusato un malore. Sono arrivate l’automedica e l’ambulanza, che ha trasportato l’imprenditrice all’ospedale per accertamenti.

Tutto questo al termine dell’iniziativa organizzata dalla Cgil che aveva chiamato a raccolta i rappresentanti dei lavoratori, proclamando un’ora di sciopero a fine turno in tutto l’Empolese Valdelsa, con presidio a poche decine di metri dal piazzale dove è stato pestato Menichetti. Che peraltro non è potuto essere presente: «Al momento – spiega Silvia Mozzorecchi della Filctem – l’episodio non è stato riconosciuto come un infortunio sul lavoro. Di conseguenza deve rispettare le fasce orarie di reperibilità per i dipendenti in malattia». A rappresentarlo c’era il suo collega di Rsu Marco Giacomelli. Che ha stretto mani, ringraziato i delegati delle aziende presenti a Capraia e ha polemizzato con quei dipendenti della Mac (assenti al presidio) che hanno sottoscritto una lettera con la quale smentiscono che all’interno dell’azienda ci sia un clima di terrore: «Dopo quello che è successo a Massimo, vivo nella paura». Via via arrivano i delegati di molte aziende. Non solo del circondario. C’è lo striscione della Celine Production di Greve in Chianti, la delegazione della Shelbox di Castelfiorentino. «Un atto così – sottolineano Cristian Bagagliolo e Matteo Settimelli della Rsu Industrie Bitossi – ci fa tornare indietro di sessant’anni». Alla Allegri di Spicchio sono appena scattati 18 licenziamenti, altri 5 ne arriveranno. Ma nonostante il dramma che si stanno vivendo Mery Ninci e alcune sue colleghe hanno voluto esserci: «È impossibile stare fermi di fronte a un episodio del genere: la solidarietà è fondamentale in un momento come questo, in cui siamo tutti tenuti per il collo anche per colpa della crisi». Vicino a lei c’è Alberto Vezzosi della Falegnami di Castelfiorentino: «Ciò che è successo è inaccettabile. Menichetti non ha fatto venire meno il dialogo. Ha proposto all’azienda un’alternativa per la soluzione di un problema: ha solo fatto valere una posizione sindacale». La solidarietà unanime è mista allo stupore e alla rabbia. Sotto a quelle bandiere della Cgil ci sono uomini e donne che non conoscono il delegato picchiato, ma che nell’agguato nei suoi confronti hanno visto un attacco ai diritti dei lavoratori: «Si faccia chiarezza – sottolinea con forza Stefania Carli (Rsu Ferragamo) su un episodio così grave». Un appello all’unità degli operai arriva anche da Anna Stiaccini (Irplast): «Essere qui oggi significa fare sentire la propria voce in difesa dei diritti dei lavoratori». Un pensiero condiviso da Andrea Ruffini (Sammontana): «Con la crisi spesso si è disposti a tutto pur di lavorare. Ma noi oggi siamo qui per tirare una riga: non si possono cancellare la dignità delle persone e le regole». E intanto il segretario della Camera del lavoro, Rossano Rossi, si sforza di guardare oltre: «Questo episodio rappresenta una pagina bruttissima della storia dei rapporti sindacali in questo territorio. Ci interessava lanciare un segnale forte, per manifestare la ferma condanna all’aggressione. Ora però dobbiamo voltare pagina, cercando di ripristinare le corrette relazioni sindacali».

Francesco Turchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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