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Porfido e l’ospedale S. Verdiana «Poteva finire come a L’Aquila»

Porfido e l’ospedale S. Verdiana «Poteva finire come a L’Aquila»

Duro sfogo del dg dell’Asl dopo gli attacchi subiti al consiglio comunale sulla chiusura della degenza «Cari castellani, faccio il mio lavoro e mi prendo le responsabilità per far rispettare la legge»

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CASTELFIORENTINO. «Ho solo fatto il mio mestiere e mi sto assumendo delle responsabilità per far rispettare la legge. Ma evidentemente questo non va bene. Vi siete già dimenticati di cosa è successo a L’Aquila». Dopo tre ore di interventi, accuse e polemiche di fronte a una platea che contesta la chiusura della degenza al Santa Verdiana, il direttore generale dell’Asl 11 Eugenio Porfido si lascia andare a un duro sfogo. È quasi l’una. Il Ridotto del Teatro del Popolo si sta svuotando. In molti sono andati via contrariati. In tanti hanno giudicato non esaustive le spiegazioni fornite dai vertici dell’Azienda sui motivi che hanno portato a prendere una decisione simile. Qualcuno prende in parola l’assessore regionale alla sanità Luigi Marroni, che ha assicurato il massimo impegno per reperire i quindici milioni necessari per garantire un presidio ospedaliero a Castelfiorentino, assicurando che tra due mesi tornerà in Valdelsa per fare il punto della situazione: «Noi saremo qui. Lo voglio vedere questo protocollo». Castello non è andata a letto soddisfatta. E non lo nasconde. Anche fuori dal teatro si accende qualche discussione. E intanto dentro si va avanti a oltranza. E dopo gli interventi di dieci cittadini rappresentanti di associazioni e partiti, le prese di posizione dei capigruppo (perché pur sempre di un consiglio comunale aperto si trattava), la palla torna all’Asl 11. Il direttore sanitario Renato Colombai assicura che «l’esperienza del Santa Verdiana verrà portata in un reparto del San Giuseppe e non sarà dispersa», pronta – assicurano – a fare il percorso inverso una volta ultimati i lavori. «Mentre tutti gli altri servizi resteranno a Castelfiorentino, nelle parti considerate sicure». Ma tre ore di chiacchiere non sono state sufficienti ad avvicinare le parti. L’Asl è convinta del fatto suo: nell’ambito delle verifiche antisismiche sono stati rilevati problemi statici. Questo significa che la parte “nuova” del complesso è a rischio non solo in caso di terremoto, ma quotidianamente: non ce la fa a reggere – sempre secondo gli studi fin qui effettuati – il peso ordinario rappresentanto da macchinari, letti, pazienti e così via. Per la gente di Castello, che ha raccolto 3.500 firme e si è presentata in massa al consiglio comunale aperto (oltre 400 i presenti), questa è soltanto una scusa per tagliare un servizio nell’ottica della spending-review. Ma nel mirino, nel corso di tutta la serata, c’è finita anche la gestione di tutta la partita, coi vertici accusati di scarsa trasparenza. Ed è in questo contesto che si è inserito l’ultimo intervento di Porfido, che peraltro presto dovrebbe lasciare il timone dell’Asl 11 per andare a dirigere l’Azienda di Livorno (per prendere il suo posto ci sono in pole position Chiara Innocenti e Simona Dei): «In questo Paese – lo sfogo del dg – non si apprezza chi fa il suo lavoro e si assume le responsabilità, come ho fatto io in questo caso». L’ultima parola è per l’assessore Marroni, che tira le fila e ribadisce l’impegno a ripresentarsi entro due mesi a Castello: «Siamo di fronte a una cosa seria, che ci è piovuta tra capo e collo. Ci stiamo prendendo delle responsabilità. Ma qui qualcuno stasera è venuto soltanto per prendersi facili applausi».

Francesco Turchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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