Conti in banca al setaccio per 100mila contribuenti
La partenza a ottobre: non sarà più il Fisco a chiedere informazioni su singoli casi ma saranno gli istituti di credito a trasferire tutti i dati all’Agenzia delle entrate
EMPOLI. Il buco della serratura da cui il Fisco monitorava conti correnti e movimenti finanziari diventerà presto una voragine. Entro la fine di ottobre, infatti, i conti correnti dei centomila contribuenti dell’Empolese Valdelsa non avranno più segreti per i segugi dell’Agenzia delle entrate che avranno a disposizione tutte le informazioni su conti, carte di credito e investimenti effettuati dal 2011 in poi. Uno strumento ulteriore per l’amministrazione finanziaria che in questo modo salterà un passaggio nell’acquisizione dei dati sensibili, ma che allo stesso tempo sarà chiamata a gestire una mole di rapporti molto più corposa.
Il via libera al provvedimento dell’ente presieduto da Attilio Befera è arrivato in questi giorni dopo l’incontro con le associazioni di categoria di banche e altri operatori finanziari e impone ad istituti di credito, Poste, intermediari, imprese di investimento, organismi di investimento collettivo del risparmio e società di gestione del risparmio di segnalare i dati relativi a ciascun rapporto in loro possesso. Non sarà più il Fisco, dunque, a chiedere informazioni a proposito di uno o più contribuenti considerati sospetti a tali operatori, ma saranno direttamente questi ultimi a dover trasferire nella banca dati statale le notizie finanziarie di ciascun cliente. La portata di questa novità, peraltro, ha fatto sì che il termine per l’invio dei dati fosse prorogato di qualche mese, da aprile ad ottobre prossimo.
Il provvedimento dell’Agenzia, che mette in atto le disposizioni dell’articolo 11 della legge cosiddetta “Salva Italia” emanata dal governo Monti, apre lo sguardo su ogni tipo di movimento effettuato dal contribuente. Gli unici esclusi, per adesso, dall’obbligo di comunicazione sono i fondi pensione e i finanziamenti, mentre il resto finirà in tronco al setaccio. I conti correnti rappresentano la partita più grossa, ma accanto a questi saranno inviati all’Anagrafe tributaria anche i conti deposito titoli, le gestioni patrimoniali, i rapporti fiduciari, le carte di credito e di debito, le operazioni extra conto, le cassette di sicurezza, i certificati di deposito, i buoni fruttiferi e i contratti derivati. Tutto e nel minimo dettaglio, visto che sarà a disposizione del Fisco ogni movimento compresi gli addebiti e gli accrediti, gli accessi alle cassette di sicurezza e la gestione delle carte di credito. Ogni operatore, entro il termine stabilito, dovrà inviare i dati identificativi del rapporto, compreso il codice univoco riferito alla persona fisica o non fisica che ne ha la disponibilità e a tutti i cointestatari (nel caso di intestazione a più soggetti), nonché i dati relativi al saldo iniziale al 1 gennaio e al saldo finale al 31 dicembre.
A tranquillizzare gli animi dei contribuenti ci pensa Francesco Bosio, direttore della Banca di Cambiano. «Annunci di questo tipo spesso rischiano di creare degli allarmismi ingiustificati – spiega – in realtà, seppure l’attività dell’Agenzia delle entrate verrà potenziata con questo provvedimento, nella sostanza cambierà ben poco rispetto agli ultimi anni. Finora, infatti, le direzioni regionali potevano chiedere alle banche e agli operatori finanziari informazioni sui rapporti che intendevano controllare con maggiore attenzione. I controlli venivano effettuati anche prima, nonostante le procedure fossero più complesse, e quindi da questo punto di vista c’è poco da preoccuparsi. Purtroppo spesso chi ha situazioni da tenere nascoste ha già provveduto a mettere i soldi lontani da occhi indiscreti».
Nel circondario Empolese Valdelsa, in base all’ultimo studio effettuato da Unioncamere Veneto, ci sarebbero qualcosa come ventimila evasori potenziali su un totale di 110mila contribuenti. Cittadini di età superiore ai 15 anni che non dichiarano nessun reddito e che non pagano tasse, pur non essendo studenti, casalinghe, pensionati o disoccupati. E perciò a forte sospetto. In media si tratta di poco meno del 20% di abitanti che sono sconosciuti al Fisco e che quindi (tolta una quota sempre in crescita relativa ai cosiddetti neet, cioè coloro che non studiano, non lavorano, né cercano un occupazione) sarebbero evasori totali. A cui, poi, andrebbero aggiunti quelli parziali.
Marco Pagli
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