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Fotovoltaico, gli incentivi ora sono agli sgoccioli
Nell’Empolese-Valdelsa la produzione di energia verde è cresciuta del 7% ma sono stati ridotti i soldi che vengono assegnati a fondo perduto
EMPOLI. Parlare di fotovoltaico in questi mesi significa ritrovarsi in bocca un sapore dolce forte. L’accostamento di note dolci a note sapide e amare, insomma, non è patrimonio solo della cucina toscana ed è possibile ritrovarlo in questioni di tutt’altra natura, come ad esempio quello delle energie rinnovabili. Difficile, altrimenti, spiegare come sia possibile che accanto ad una notizia decisamente positiva come la crescita dell’energia prodotta da fonti rinnovabili se ne trovi anche una così negativa come il rischio collasso per l’intero settore legato al fotovoltaico. Se da una parte, infatti, nell’Empolese Valdelsa si è assistito ad una crescita tra il 2011 e il 2012 della produzione di energia verde di oltre il 7%, con picchi di quasi il 40%, dall’altra con la riduzione degli incentivi statali si rischia una paralisi del settore dalla metà di quest’anno in poi.
Un paradosso che molti si attendevano, ma che in questi mesi sta cominciando a spaventare dal momento che senza incentivi sarà sempre più dura spingere le famiglie e anche gli enti pubblici a investire nelle energie rinnovabili specie in un momento di crisi come questo. Ma andiamo con ordine, partendo per una volta dalla buona notizia.
Boom di impianti. Il report realizzato da Legambiente sui comuni rinnovabili fotografa una situazione positiva sia a livello nazionale, che nei singoli territori. Dal 2009 ad oggi la crescita delle fonti alternative ha fatto registrare un balzo enorme e i comuni interessati dall’installazione di questo tipo di tecnologie sono praticamente raddoppiati. Nel circondario, anche se percentuali variano a seconda dei comuni e anche del fabbisogno energetico di ciascuno, la crescita nella produzione di energia rinnovabile negli ultimi due anni è stata di quasi l’8%, con l’unica eccezione per Fucecchio dove si è passati dal 22% del 2011 al 9% del 2012. In questo campo rappresentano esempi virtuosi Certaldo con il 77% di energia verde prodotta lo scorso anno, Montespertoli con il 55%, Gambassi e Montaione che superano entrambi il 40%. E così anche gli altri che si fermano al 20-30%, ma con un aumento costante nel tempo. Passando ai numeri, forniti dal portale Atlasole creato direttamente dal Gestore dei servizi energetici (Gse), si vede come ad oggi gli impianti funzionanti nel territorio degli undici comuni tra pubblico e privato siano 1.175 per una potenza prodotta complessivamente di quasi 21mila Kilowatt. In assoluto il comune con i risultati migliori è ovviamente Empoli, dove si trovano ben 262 impianti per la produzione di energia alternativa che fruttano poco meno di 5mila kw di potenza prodotta. Ma oltre cento impianti si trovano anche a Fucecchio (dove però la potenza è in relazione più bassa rispetto agli altri comuni), Vinci, Montespertoli e Castelfiorentino. Mentre a Certaldo c’è il miglior rapporto tra impianti e potenza prodotta: 63 per 2.500 kw. «I risultati raggiunti sono da considerarsi ottimi – spiega Marco Boldrini di Legambiente Empolese Valdelsa – questo denota una buona attenzione in particolare delle singole famiglie al problema della produzione di energia pulita. Allo stesso tempo, però, il futuro si prospetta buio e se non verranno erogati nuovi incentivi questo circolo virtuoso sia per l’economia che per l’ambiente potrebbe anche interrompersi».
Rischio collasso. Con il Quinto conto energia, emanato nel luglio del 2012, è stato fissato un tetto per l’erogazione degli incentivi statali per l’installazione di impianti per la produzione di energia rinnovabile: 6,7 miliardi di euro annui a livello nazionale, che gli esperti credono possa essere raggiunto di qui alla fine di giugno prossimo.
Dopodiché ogni nuova installazione non beneficerà di incentivi a fondo perduto e rimarranno solo quelli legati alla vendita dell’energia prodotta al proprio gestore. In sostanza, gli impianti che fino ad oggi si autofinanziavano in un periodo compreso tra i 5 e gli 8 anni, dalla metà di quest’anno diventeranno molto meno convenienti. Ne conseguirà un drastico restringimento del mercato.
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