Mago delle due ruote lavora a Terrafino e nel Motomondiale
Marco Agostini da anni è in tutti i circuiti del mondo Quest’anno sarà a fianco del pilota tedesco Jonas Folger
EMPOLI. La sua officina Agorace, nella zona industriale del Terrafino, è un vero luogo di culto per tutti gli appassionati di moto Empolesi e non solo, ma se provaste a chiedergli dove lavora, lui vi risponderà Qatar, Malesia, Australia, Stati Uniti insomma un po’ in tutto il mondo. Già, perché Marco Agostini, 37 anni originario di Lastra a Signa, da quasi quindici anni è uno dei meccanici più stimati di tutto il Motomondiale. Le due ruote per lui non hanno segreti e quest’anno si appresta a vivere un'altra entusiasmante stagione come direttore tecnico del pilota tedesco Jonas Folger nel team Mapfre Aspar di Moto3. «Il direttore tecnico - spiega Marco - è quello che dialoga col pilota prima e dopo le prove per capire cosa si può migliorare rispetto alla ciclistica della moto che tiene d’occhio tutte le regolazioni, un po’ quello che è Jeremy Burgess per Valentino Rossi». Per Marco Agostini è stato il 1999 l’anno della svolta. Il giovane meccanico riuscì a mettersi in contatto con Mauro Noccioli, storico tecnico che ha lavorato anche con Valentino Rossi e gli chiese un provino. «Quando gli domandai di farmi provare a entrare nel motomondiale - va avanti Agostini - mi ero già licenziato dalla ditta dove lavoravo, fu un rischio enorme, ma ero davvero convinto di potercela fare e così fu. Sono entrato, come meccanico ma già dopo un anno ero riuscito a diventare capo meccanico».
Da lì Agostini non si è più fermato vivendo a stretto contatto con i più grandi motociclisti del mondo e lavorando assieme a piloti importanti come Iannone, West, Ballerini, Smrz, tra 125 e 250 prima , in Moto 2 e Moto 3 adesso. Un viaggio infinito fino a toccare tutti i continenti, l’aspetto più affascinante, ma forse anche più problematico per chi lavora nel motomondiale. «Bisogna allenare testa e fisico, perché atterri, corri subito in albergo, dormi poco e vai direttamente in circuito a lavorare per giornate intere - va avanti Agostini - Quando ci sono delle gare ravvicinate a volte torno a tarda sera con l’aereo, faccio appena a tempo a cambiare gli abiti in valigia e alle quattro di mattina sono di nuovo in aeroporto. Devi rapportarti con persone che vengono da diverse parti nel mondo, devi saper masticare qualche lingua, per non parlare degli orari a cui si mangia. Tutti guardano la tv e pensano che alla fine delle gare o delle prove si vada tutti a casa, invece continuiamo a stare li anche fino a notte fonda. È tutto molto frenetico, per questo abito in campagna». «Poi la cosa più difficile - aggiunge - è stare lontano da mia moglie e mia figlia. Non ho potuto assistere neanche alla sua nascita, mi trovavo in Qatar e non sono potuto ritornare, è stata davvero dura».
E poi c’è il rischio sicurezza tornato d’attualità dopo la morte di Marco Simoncelli. «È stato un colpo durissimo - racconta - siamo rimasti tutti senza parole anche perché nel Motomondiale ci conosciamo bene tutti. Purtroppo però chi lavora in questo mondo cose del genere le mette in conto. Fai divertire la gente, ma sai che rischi la vita».
Oltre all’aspetto difficile c’è anche la gioia per le vittorie e quest’anno Marco e il suo pilota Folger puntano in alto. « L’hanno scorso abbiamo fatto un ottimo finale di stagione - spiega Agostini - e quest’anno i test pre mondiale stanno andando bene, speriamo di poter arrivare in alto».
E infine Marco ha anche la sua officina dove gli appassionati portano le moto da ogni parte d’Italia.
Alessandro Marmugi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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