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Allegri, addio alla “cassa” scattano 23 licenziamenti

Allegri, addio alla “cassa” scattano 23 licenziamenti

Sorpresa amara nell’uovo: mobilità da Pasquetta dopo quattro anni di battaglie Mozzorecchi: «L’ammortizzatore non è stato rifinanziato. E questo è il risultato»

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VINCI. Altro che... Allegri. Nell’uovo di Pasqua, ventitré dipendenti dell’azienda Spicchio ci troveranno la sorpresa più amara: il licenziamento. Non ci sono più soldi per la cassa integrazione in deroga e così dopo quattro anni di calvario, fatti di presidi, manifestazioni e tanta “cassa”, ecco la parola “fine”: da Pasquetta scatterà la mobilità per 23 dipendenti, quasi tutte donne di grande esperienze e di alta professionalità. «Purtroppo – annuncia Silvia Mozzorecchi della Filctem Cgil – questa è la drammatica conseguenza del mancato rifinanziamento della cassa in deroga. Non c’è un governo, quello precedente non ha fatto ciò che avrebbe potuto. E ora questi lavoratori – come tanti altri a breve – ne pagano le conseguenze». La cassa integrazione per i dipendenti della Allegri – azienda ora di proprietà dei coreani di Polaris che fa parte del gruppo Lg – scadrà il 31 marzo. «Se ci fosse stata la certezza delle risorse – spiega amareggiata Mozzorecchi – saremmo riusciti ad ottenere un prolungamento della cassa. Ma in queste condizioni l’azienda non se l’è sentita di andare avanti, anche perché rischiava di doversela accollare: se firmavano l’accordo e poi non arrivava la copertura, o Polaris pagava l’ammortizzatore sociale oppure i lavoratori non avrebbero visto un euro. Non abbiamo potuto fare altro che prenderne atto e comunicarlo, con grande dispiacere, ai diretti interessati. Per anni abbiamo lottato con l’obiettivo di garantire a queste persone un reddito e i contributi». Tutto questo mentre la proprietà coreana – subentrata nel 2011 ha totalmente rilevato la Dismi 92 dalla famiglia Allegri – era impegnata a riconquistare fette di mercato anche attraverso – era stato sottolineato anche un paio di mesi fa – il rilancio della produzione a Vinci, dove ora restano una sessantina di dipendenti. «La procedura di mobilità – spiega Silvia Mozzorecchi – era stata aperta per ventotto lavoratori. Siamo riusciti a salvarne cinque. Di più, in queste condizioni, era impossibile. Tutto questo perché nessuno ha trovato il modo e il tempo di rifinanziare la “cassa”: Monti non l’ha voluto fare e ora non c’è un governo. E intanto ci sono persone che pagano tutta questa situazione sulla loro pelle. Gente che farà fatica a ricollocarsi, nonostante abbia grandi capacità ed esperienza». (f.t.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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