Italia
Slitta la chiusura dell’Opg tutto rimandato al 2014
Non sono ancora pronte le strutture regionali per accogliere gli internati Sono stati accumulati ritardi nonostante ci fossero legge e finanziamenti
MONTELUPO. L'Opg di Montelupo non verrà chiuso entro il 31 marzo, data prevista per legge per il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari. Lo ha spiegato in consiglio provinciale di Firenze l'assessore alla legalità Antonella Coniglio rispondendo a una domanda d'attualità di Rifondazione comunista. Mancano infatti le tre strutture alternative previste in Toscana, una sola delle quali a custodia attenuata.
Si ipotizza uno slittamento fino alla fine dell'anno. «A noi premono la dignità delle persone e i percorsi di recupero - ha commentato per Rifondazione Andrea Calò - la Regione Toscana e gli enti preposti devono tenere fede al loro impegno perché le persone siano trattate secondo i dettami della Costituzione».
Poco prima della fine della legislatura c’è stata una visita della passata commissione per il servizio sanitario, che era presieduta da Ignazio Marino. In questo ultimo sopralluogo era presente anche la ex senatrice Donatella Poretti (Radicali) che ha descritto questa struttura come «ormai con l’aspetto di un carcere a media sicurezza, dagli spazi esterni per l’aria ai blindati delle celle e dei sistemi di vigilanza. Una struttura in attesa di essere svuotata dagli internati che devono per lo più essere riassorbiti nei progetti dei loro territori con comunità o altre nuove strutture che la legge sta individuando».
Ma «da quanto sottolineato dagli operatori sanitari, in particolare - ha detto dolo poco tempo fa - si è colto il disagio per la mancanza di iniziative concrete per la dimissione degli internati il 25% circa dei quali si trova in regime di proroga della misura di sicurezza (in qualche caso la proroga è stata rinnovata ripetutamente, anche per 23 volte). In particolare il regime di proroga è particolarmente grave tra gli internati provenienti dalla Sardegna (11 proroghe su 28 internati) ma anche per le altre Regioni del bacino: per la Toscana (7 su 45), per la Liguria (7 su 20) e l’Umbria (2 su 7 internati di cui uno con 23 proroghe)».
«Occorre quindi - era la convinzione di Poretti - che i programmi di dimissione ricevano un nuovo impulso e che le Regioni competenti, attraverso i loro dipartimenti di salute mentale, formulino i progetti terapeutico-riabilitativi in favore dei loro internati con date certe per la loro realizzazione.Occorre altresì che le Regioni, che hanno richiesto il finanziamento per la realizzazione delle strutture sanitarie alternative all’Opg, tanto più ora che è stato emanato il regolamento con le loro caratteristiche strutturali, passino alla realizzazione delle strutture per cui hanno richiesto il finanziamento».
E Poretti aveva dichiarato anche (questo a novembre): «Ad un migliaio di internati in tutta Italia sono negati ancora oggi il diritto alla salute e alla dignita’ umana. Un problema numericamente piccolo, che ha la legge e i fondi economici per la sua soluzione, e a cui va “solo” data applicazione».
Di tutt’altro avviso Marco Cordone, consigliere della Lega Nord che aveva chiesto «una proroga alla chiusura. Negli Opg, ai sensi del nostro codice penale sono internati soggetti non imputabili perchè infermi di mente e socialmente pericolosi. Se sarà necessario farò nuovamente lo sciopero della fame e della sete contro la chiusura degli Opg perchè dietro ogni internato c’è sempre qualche vittima».
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