Congelati circa 50 milioni Cna: aziende in ginocchio
Fatture non pagate, progetti fermi e appalti rinviati in tutto il circondario Gli artigiani: «Così muoiono le imprese». Oggi i sindaci manifestano a Roma
EMPOLI. Cinquanta milioni di euro “congelati”. E nel frattempo le imprese muoiono, si ridimensionano o, nella migliore delle ipotesi, cercano di sopravvivere. Perché gli enti pubblici del circondario pagano (quando va bene) dopo sei mesi. O addirittura, come accade sempre più spesso, non fanno più neanche gli appalti, perché tanto sanno che poi non potrebbero pagare le aziende. Non perché non hanno i soldi. Il motivo è un altro: devono rispettare i vincoli alla spesa imposti dal patto di stabilità. E così, ad oggi, facendo una stima sommaria, tra progetti già approvati e finanziati, ma bloccati proprio per il “patto”, forniture arretrate e soldi in cassa che non si possono toccare “ballano” 50 milioni nell’Empolese Valdelsa. Soldi che servirebbero come il pane alle imprese della zona.
«L’Asl paga dopo sei mesi, Acque idem. I Comuni ormai hanno fatto un’altra scelta, che forse alla fine è ancora più dannosa: non fanno neanche gli appalti, perché tanto sanno che poi non riuscirebbero a rispettare i tempi per i pagamenti». Paolo Gianassi della Cna dell’Empolese Valdelsa fotografa così una situazione drammatica: «Rispetto a tre anni fa il lavoro è calato del 70%». Poi spiega come l’iter di riscossione sia diventata una “via Crucis”: «Dal momento che finisce il lavoro, bisogna aspettare altri quindici-venti giorni perché un ingegnere deve fare il sopralluogo e dare l’ok. A quel punto l’impresa può emettere la fattura. E a quel punto è già passato un mese. Da lì inizia l’attesa. Sei, ma anche sette o otto mesi. C’è chi si rivolge alla banca e opta per l’anticipo di fattura, che però ha un costo: l’istituto anticipa i soldi, ma l’azienda ci paga gli interessi».
E così addio a piccole manutenzioni e grandi appalti, con conseguenze tremende sull’edilizia, dalle manutenzioni (movimento terra, asfaltature, illuminazione) ai grossi appalti che sfamavano (è proprio il caso di usare il passato) idraulici, elettricisti e così via. Un quadro che costringe le imprese alla ritirata: «L’attestazione Soa – spiega Gianassi – è la certificazione obbligatoria per la partecipazione a gare d’appalto per l’esecuzione di appalti pubblici di lavori. Mantenerla costa 5mila euro all’anno. Ci sono imprese che rinunciano a rinnovarla pur avendone i requisiti: “Tanto gli appalti non ci sono – dicono – e se capita e voglio partecipare alla gara farò un’associazione temporanea con una realtà che ce l’ha».
Alla luce di tutto questo Cna plaude la scelta dei sindaci di partecipare oggi a Roma (vedi box): «Il problema del Patto di Stabilità non è solo quello dello sblocco dei pagamenti dei lavori effettuati dalle imprese, ma anche quello di consentire ai Comuni di effettuare investimenti, che oggi costituirebbero una importante opportunità per le imprese. Spero che questa iniziativa possa servire a far capire ai parlamentari la necessità e l’urgenza di avere un governo autorevole e determinato ad affrontare i problemi del Paese: i sindaci che parteciperanno alla manifestazione di Roma – conclude Gianassi – hanno la nostra solidarietà e il pieno appoggio».
Ed è ciò che si augurano anche i primi cittadini dell’Empolese Valdelsa: «Spero tanto – sottolinea il sindaco di Montaione, Paola Rossetti – che la manifestazione di domani (oggi, ndr) serva a far capire le esigenze dei Comuni, che poi sono di fatto quelle delle aziende, che in queste condizioni non lavorano».
Il suo è un Comune piccolo. Ma la situazione che sta vivendo rende bene l’idea di quelle che sono le conseguenze del “patto”: «Dobbiamo ancora pagare opere che sono già state realizzate nel 2012 per circa 1,2 milioni di euro. E, se non saranno allentati i vincoli, in questo 2013 non potremo dare il via per esempio all’ampliamento dell’asilo nido e dovremo sicuramente rinunciare a una serie di interventi che riguardano le strade comunali, per una cifra complessiva di 350mila euro, che abbiamo a disposizione ma che non possiamo spendere».
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